TUED - Trade Union for Energy Democracy

03/07/2015 Terzo seminario, con la partecipazione della CGIL che ha recentemente aderito al progetto, per promuovere il controllo democratico dell’energia, l’analisi e la promozione di soluzioni alla crisi climatica, alla povertà energetica, all’impoverimento della terra e dei popoli e per rispondere agli attacchi ai diritti e alle tutele del lavoro.

Si è svolto nei giorni scorsi a New York il terzo seminario della TUED a cui, per la prima volta, ha partecipato anche la CGIL, che ha recentemente aderito. La TUED è un progetto, globale e multisettoriale, nato nel 2013 per promuovere il controllo e la gestione democratica dell’energia. La TUED è impegnata nell’analisi e nella promozione di soluzioni alla crisi climatica, alla povertà energetica, all’impoverimento della terra e dei popoli e per rispondere agli attacchi ai diritti e alle tutele del lavoro.

Il sistema energetico attuale costituisce un'emergenza planetaria, le politiche energetiche attuali stanno portando a livelli intollerabili di riscaldamento globale, inquinamento e altri problemi sociali ed ecologici. E' vero che il sistema sta cambiando, ma non con la necessaria rapidità. Il mercato è incapace (o meglio non è interessato) a soddisfare gli interessi collettivi. Per questo è necessario e urgente un approccio democratico, che riconosca alla protezione climatica e al passaggio dai combustibili fossili alle energie rinnovabili, lo status di “bene comune”.

La scienza rafforza la nostra convinzione sulla necessità di un radicale cambiamento della politica economica globale per mantenere l’aumento della temperatura entro 1,5°. Il “business as usual” (l’attuale sistema) non è sostenibile, perché porterebbe ad un aumento di 6° della temperatura globale, né possiamo aspettare che il cambiamento avvenga seguendo le logiche del mercato. Il futuro della vita sulla terra non può dipendere dal fatto che le rinnovabili siano o meno competitive con le fonti fossili. Le logiche di mercato non sono compatibili con la sicurezza e i diritti dei popoli e del pianeta, per questo deve prevalere un'altra logica. Una logica non di mercato, in cui le decisioni di politica energetica siano assunte democraticamente con l’obiettivo di garantire la giustizia sociale e di mantenere il sistema economico in linea con le necessità ecologiche e con i limiti del pianeta.

Sappiamo che nel mondo è disponibile un potenziale di energia eolica, solare e marina sufficiente a rispondere sia all’attuale domanda di energia che a raggiungere gli 1,4 miliardi di persone non hanno un accesso affidabile all'energia e che la decarbonizzazione totale al 2030 è tecnicamente possibile. Esistono quindi le risorse e le conoscenze tecnologiche, si tratta di capire come sottrarre il potere decisionale dall’influenza delle lobbies energetiche e riportarlo all’autodeterminazione dei popoli.

Per approfondire questo aspetto e avviare una riflessione anche in Italia, ci è di grande aiuto, l’ultimo documento di lavoro prodotto dalla TUED, in collaborazione con la Cornell University ILR School, The Worker Institute e il Rosa Luxemburg Stiftung New York Office, in cui vengono analizzate varie prospettive ed esperienze realizzate di controllo democratico dell’energia, evidenziando di ognuna limiti, punti di forza e possibilità di realizzazione. http://unionsforenergydemocracy.org/wp-content/uploads/2015/06/TUED-Power-to-the-peoplefinal.pdf

A livello globale cresce ancora l’uso delle energie fossili, si sviluppa l’estrazione di combustibili fossili non convenzionali quali lo shale gas che distruggono intere aree del pianeta, si continua a estrarre gas e petrolio e a sperimentare nuove forme di utilizzo “sostenibile” delle fonti fossili. La lotta per un radicale cambiamento nelle politiche energetiche verso la democrazia energetica, l’efficienza e le fonti rinnovabili è urgente e non è facile. Il movimento sindacale globale ha la grande responsabilità e la forza necessarie per promuovere questo cambiamento per un sistema economico-politico alternativo basato sull'equità, la sostenibilità e la democrazia.


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