Rapporto Inail: Cgil, bene su infortuni mortali, ancora molto da fare su malattie professionali e precarietà

09/07/2015

"La relazione del presidente De Felice stamane è stata come sempre puntuale ed interessante, ed ha evidenziato dei punti che giudichiamo positivi: il bilancio dell'Istituto presenta un buon margine di solidità, gli infortuni mortali sono ancora in calo (anche se su questo lo stesso presidente ha promesso supplementi di ragionamento in quanto per la prima volta sono stati inseriti i dati dei lavoratori precari che necessitano di una attenzione maggiore), procede l'integrazione del comparto della ricerca e sono state incrementate le attività per il recupero e la riabilitazione dei lavoratori infortunati così come previsto dalla legge di stabilità 2016. Altro punto positivo ci è sembrato lo sviluppo del progetto Open Data, che permette la circolazione e la fruizione delle informazioni da parte di una più ampia platea" così il responsabile Salute e sicurezza della Cgil Sebastiano Calleri alla Relazione annuale dell'Inail.

"Avremmo voluto però ricevere più informazioni sulla efficacia e il reale effetto dei finanziamenti ISI alle imprese, che giunti al loro quinto anno di funzionamento avrebbero bisogno di un bilancio almeno provvisorio. Ci sembra inoltre di poter rilevare che la proposta di un meccanismo che faccia entrare l'osservanza delle norme su salute e sicurezza nei giudizi di qualità delle opere (le grandi opere, ma anche gli appalti), vada nella giusta  direzione".

"Il Ministro Poletti per parte sua, intervenendo in seguito nell'ambito della stessa presentazione,ha affermato che i dati Inail vanno meglio analizzati anche alla luce dell'incremento delle malattie professionali rilevate, denunciate e riconosciute e che quindi questo indicatore potrebbe rilevare non buone condizioni di lavoro in generale. Sempre il ministro  si è poi soffermato sui dati dei lavoratori precari. Poletti ha riconosciuto (e finalmente!) che queste persone hanno tassi infortunistici e di morbilità molto più alti dei loro colleghi a tempo indeterminato. Il titolare del dicastero del lavoro ha anche affermato che le maggiori responsabilità relativamente a questo si devono al fatto che le aziende non investono,  in formazione ed in addestramento in misura adeguata;avendo il governo, però, a dire di Poletti, rispristinato il rapporto a tempo indeterminato come forma prevalente con le norme previste dal Jobs Act, il problema sarebbe risolto di conseguenza".

"E' evidente come per la Cgil questo ragionamento non sia condivisibile, in quanto proprio il Jobs Act espone i lavoratori e le lavoratrici ad una maggiore precarietà attraverso le norme sulle tutele crescenti e sui licenziamenti individuali. Quindi quello  che serve a nostro avviso è che il governo comprenda fino in fondo gli effetti sulla salute e sicurezza dei lavoratori dei propri provvedimenti e che metta in campo efficaci strumenti di monitoraggio e controllo per alzare il livello di rispetto delle norme da parte delle stesse aziende. Altro argomento affrontato dal ministro  è stato quello dell'ispettorato unico; ci sembra di poter rilevare, dal senso delle dichiarazioni, che rimane ancora una qualche incertezza nelle amministrazioni sulle modalità di realizzazione del coordinamento fra enti preposti alle ispezioni che questo nuovo organismo dovrebbe assicurare".

"Per questo non condividiamo le affermazioni del Ministro in merito alle decisioni che hanno portato alla istituzione dell'ispettorato unico. Proprio nel momento in cui ci sono i dati richiamati da De Felice e Poletti, e bisogna affrontare le nuove sfide degli infortuni, delle malattie professionali e del lavoro precario, non sono sostenibili e apprezzabili provvedimenti che indeboliscono la capacità di controllo e di rispetto delle norme su salute e sicurezza".


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