Pensioni: Cgil in audizione, subito flessibilità, impossibile a costo zero

09/09/2015 » Memoria CGIL audizione 9 settembre 2015

"La Cgil esprime il proprio apprezzamento per il lavoro della Commissione, che ha operato con determinazione e tenacia con l'obiettivo, da noi sempre sostenuto, di ripristinare la flessibilità dell'età pensionabile. Obiettivo irrinunciabile già nella prossima legge di stabilità e che non può essere a costo zero, poiché in tal caso si tradurrebbe in un taglio che peserebbe unicamente sulle spalle dei pensionati". È quanto si legge nella memoria consegnata oggi dalla Cgil alla Commissione Lavoro della Camera dei deputati nel corso dell'audizione sui progetti di legge in merito alla flessibilità dell'età pensionabile (C 857 e abbinati).

La Cgil ha ribadito le proposte sulla revisione complessiva del sistema previdenziale contenute nella piattaforma unitaria di Cgil-Cisl-Uil, “che puntano a ripristinare gradualità, flessibilità e solidarietà per restituire al sistema sostenibilità sociale oltre che finanziaria". Una revisione, si legge nella memoria, "necessaria e urgente anche per favorire l'occupazione giovanile. La confederazione torna a ripetere che è necessario intervenire in questa direzione "già nella prossima legge di stabilità", e che "non possono essere prese in considerazione ipotesi di ricalcolo contributivo delle pensioni in essere e ipotesi che prevedano il ripristino della flessibilità legandola esclusivamente al calcolo della pensione con il sistema contributivo".

"È di vitale importanza che siano le lavoratrici ed i lavoratori a poter scegliere consapevolmente a quale età andare in pensione, e per la tutela di tutti i lavoratori ed in particolare quelli precoci - spiega il sindacato di corso d'Italia - è fondamentale che il diritto alla pensione anticipata sia raggiungibile con una contribuzione massima di 41 anni, indipendentemente dall'età anagrafica e senza alcuna penalizzazione, così come previsto nella proposta di legge C 857 (Damiano ed altri)". Vi è un altro punto in comune tra quest'ultima e la posizione della confederazione: "La Cgil - si legge nella memoria - ritiene si possa ripristinare la flessibilità dell'età pensionabile in un arco temporale che va dai 62 ai 70 anni di età, con almeno 35 anni contributi, come previsto anche nel progetto di legge Damiano".

"Tale possibilità però - si sottolinea - non deve prevedere ulteriori penalizzazioni rispetto a quelle già insite nel sistema di calcolo contributivo, che dal 1 gennaio 2012 si applica a tutti, poiché in moltissimi casi i lavoratori non possono scegliere liberamente quando andare in pensione, ma sono costretti o a causa della crisi occupazionale, o dalla chiusura o dal fallimento delle aziende, o a causa della gravosità del lavoro svolto, per il quale non c'è alcun riconoscimento". Per la Cgil "è  necessario che, anche parlando di penalizzazioni, si affermi il principio che i lavori non sono tutti uguali e che l'usura e la fatica del lavoro vanno riconosciute ben oltre i limiti dell'attuale normativa sui lavori usuranti". "Anche per questo - continua il testo - deve esserci un profondo ripensamento in merito al rigido automatismo che lega l'aumento dell'età o della contribuzione all'incremento relativo alla speranza di vita che, come noto, non è uguale per tutti".

Nella memoria si fa poi riferimento alle donne, "sicuramente le più penalizzate dalla manovra Fornero". "Condividiamo la necessità prevista in vario modo in molte proposte di legge sul riconoscimento del lavoro di cura familiare, il riconoscimento di particolari benefici per le lavoratrici madri sia ai fini contributivi sia ai fini del calcolo della pensione, così come  le proposte di legge che prevedono norme di favore per i genitori di figli con disabilità grave".
Per quanto riguarda l'opzione donna, “scelta molto dolorosa” la Cgil chiede che “venga correttamente applicata sino al 31 dicembre 2015, superando l'interpretazione dell'INPS”, anche perché “ci sono già le relative coperture finanziarie”.

Nel testo si affrontano anche l'emergenza sociale degli esodati e l'iniqua questione delle ricongiunzioni onerose. Per quanto riguarda la prima la Cgil chiede che la settima salvaguardia risolva la questione “in maniera strutturale": "la Commissione conosce bene la situazione, le chiediamo di insistere per ottenere dal Governo una soluzione definitiva". Così come si chiede una risoluzione del problema della quota 96 per i lavoratori della scuola.
A proposito delle ricongiunzioni onerose si sottolinea come "la legge varata nel 2010 ha creato pesantissimi problemi per i lavoratori, con ricongiunzioni fino ad allora gratuite che hanno raggiunto importi al di fuori di ogni ragionevole parametro, e con molti lavoratori che non hanno potuto valorizzare ai fini pensionistici determinati periodi di contributi". "La nuova normativa sul cumulo dei contributi varata nel 2012 - sostiene la Cgil - ha cercato di porre rimedio a questa assurda e drammatica situazione, ma non ha risolto tutti i problemi: è necessario, infatti, che la possibilità di cumulo sia estesa anche ai casi in cui oggi non è possibile".




Allegati:
 Memoria_Cgil_09.09.2015.pdf
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