Laboratorio Politiche fiscali Cgil: secondo appuntamento su evasione diffusa

07/10/2015

L'evasione diffusa è stato il tema al centro del secondo appuntamento del Laboratorio delle Politiche fiscali della Cgil che si è tenuto lo scorso 1 ottobre, presso la sede nazionale del sindacato. L'incontro segue quello del 16 giugno nel corso del quale dirigenti sindacali ed esperti hanno affrontato la questione dell'evasione dei grandi contribuenti.

E' stato il coordinatore scientifico del Laboratorio, Oreste Saccone con la sua relazione introduttiva a fornire degli interessanti elementi di discussione citando alcuni dati tratti dall'ultima ricerca UE sul Gap IVA 2012-2013: i mancati incassi IVA italiani, risultano essere il 33,6%, più del doppio rispetto alla media europea; gran parte (80%) delle imposte sul reddito è pagata dai redditi fissi, lavoratori dipendenti e pensionati. E questo capita non per una superiorità morale di questi rispetto ai lavoratori autonomi, quanto invece per una impossibilità di evadere.

Il dibattito che ne è seguito ha provato a immaginare in che modo rendere difficile, se non quasi impossibile, l'evasione fiscale anche per i lavoratori che autodichiarano il proprio reddito. Secondo Saccone affidarsi esclusivamente ai controlli successivi si è dimostrato, negli anni, poco efficace. Del resto i controlli a posteriori sono poco probabili, spesso si concentrano solo su un tipo di reddito, dimenticando che spesso dove c'è evasione Irpef è probabile ci sia anche evasione di contributi previdenziali, IVA e Irap. Di fatto, sostiene il coordinatore scientifico del Laboratorio, l'evasione fiscale, anche laddove individuata, finisce per avere un costo, per l'evasore, pari ad un finanziamento a breve termine, ma senza dover fornire garanzie. Per Saccone “non basta rafforzare l’attività di controllo e di repressione per ridurre seriamente la montagna di imposte sottratte ogni anno al fisco italiano dagli evasori, se mancano adeguati strumenti che spingono sistematicamente all’emersione delle basi imponibili e se il sistema sanzionatorio non è realmente punitivo”. Il coordinatore scientifico ha elencato poi alcuni strumenti anti evasione: Trasmissione telematica delle fatture; trasmissione telematica dei corrispettivi dei commercianti al minuto; pagamenti tracciati, magari con applicazione di piccole ritenute d'acconto da parte degli istituti di credito; obbligo di conti correnti dedicati per tutti i professionisti ed autonomi; utilizzo dei dati bancari in funzione preventiva; utilizzo dell'accertamento sintetico (redditometro) anche per evidenziare probabili evasioni IVA, Irap e contributiva.

Nel concludere il suo intervento il coordinatore scientifico del Laboratorio si è soffermato sulla funzione deterrente delle pene e dell'organizzazione delle agenzie sul territorio perché il rapporto tra Fisco e contribuente, che richiede strumenti tecnologici efficienti ed una elevata conoscenza del territorio presidiato, si possa esplicare nella fase dichiarativa al fine di indurre i contribuenti a denunciare il dovuto senza generare successivi conflitti.

Dopo l'intervento introduttivo sono state riportate esperienze di lotta all'evasione da parte degli enti locali. Pasquale Casadio, della Cgil Emilia Romagna, ha descritto come in molti comuni della regione vi siano stati recuperi d'imposta assai rilevanti, nonostante l'attribuzione del 100% del recuperato ai comuni abbia favorito l'inerzia degli altri soggetti deputati.

Al dibattito hanno preso parte i Professori Vincenzo Visco e Alessandro Santoro i quali, pur partendo da punti di vista differenti, hanno ribadito come l'evasione non sia una “tara inestirpabile”, lo dimostra il fatto che, nel tempo, l'evasione sia diminuita, soprattutto in periodi in cui la politica ha posto al centro della sua azione la lotta all'infedeltà fiscale. Assai importante è l'organizzazione ed il formato dei dati su cui l'Agenzia dovrebbe effettuare le verifiche preventive.

La discussione è stata poi animata dagli interventi di Fortuna (Ficiesse), Testa (Fisac), Dili, Pierozzi (Spi), Righi (Fisac-Equitalia).

Di grande rilievo anche l'Intervento di Massimo Romano, ex direttore dell'Agenzia delle entrate, il quale ha fornito alcuni dati elaborati dalla Corte dei Conti di cui è attualmente consigliere. In particolare ha spiegato che il 40% degli accertamenti si definisce per inerzia del contribuente, andando ad ingrossare la massa delle future quote inesigibili, e che i dati della Corte rilevano che anche a seguito di controlli, l'effetto deterrenza e “allineamento” è abbastanza relativo, come se il controllo passato, più che impaurire il contribuente infedele, lo convinca che “la tempesta sia passata”.

Ha concluso infine il segretario confederale della Cgil, Danilo Barbi, evidenziando come la radice del problema vada trovata nel numero di contribuenti italiani che autodichiarano il proprio reddito, numero assai maggiore rispetto agli altri paesi europei. Questa proporzione è il motivo per cui molti governi non hanno voluto combattere l'evasione diffusa, cosa che neanche il governo attualmente in carica dimostra di essere intenzionato a fare. La gestione della sentenza sui dirigenti dell'Agenzia dell Entrate, il blocco della revisione del catasto e la nuova disciplina sull'abuso del diritto ne sono una dimostrazione.

In comune con tutti gli altri Paesi, l'Italia, secondo Barbi, condivide la presenza dell'elusione dei grandi contribuenti nazionali ed internazionali e la presenza dell'economia informale. Quello che contraddistingue il nostro Paese, ha spiegato il segretario confederale, è la massiccia evasione finalizzata all'arricchimento, l'evasione di chi guadagna 100.000 euro e ne dichiara 20.000, e che destina queste risorse all'aumento del proprio patrimonio, sommando al danno da mancati introiti per lo stato lo spostamento di ingenti risorse dagli investimenti verso l'accumulo e la rendita improduttivi, con effetti che ricadono anche sul sistema economico.

La soluzione deve essere quella di creare anche per gli autodichiaranti un equivalente di quel sostituto d'imposta che impedisce l'evasione dei redditi fissi. Evadere, ha concluso Barbi, non deve essere conveniente, deve avere dei costi tali, anche solo in termini di tempo e di rischi, da diventare antieconomico.


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