Camusso, sistema-chimica e futuro dell'Italia

17/12/2015 Intervento del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso su 'l'Unità' del 16 dicembre. Il 17 dicembre i lavoratori di Versalis hanno manifestato davanti alla sede Eni di San Donato Milanese. Obiettivo forte e chiaro della loro lotta è fermare la cessione dell'azienda a fondi più o meno speculativi, salvare l'industria chimica nel nostro Paese e insieme difendere e ampliare il processo di trasformazione in chimica verde.
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Domani i lavoratori di Versalis manifesteranno davanti la sede Eni di San Donato Milanese. Obiettivo forte e chiaro della loro lotta è fermare la cessione dell'azienda a fondi più o meno speculativi, salvare l'industria chimica nel nostro Paese e insieme difendere e ampliare il processo di trasformazione in chimica verde.
Avanzano proposte a sostegno di un futuro industriale e manifatturiero. Le stesse che ritroviamo negli accordi raggiunti, solennemente sottoscritti e propagandati dai governi in questi anni a Porto Torres, Marghera, Gela.
A Parigi, in questi stessi giorni si è chiusa la conferenza Cop21. Inutile negare che ci si aspettava più coraggio nell'indicare la necessaria trasformazione. Il nostro governo, nel rivendicare quanto fatto dall'Italia, ha pomposamente rivendicato eccezionali progressi: “Siamo avanti in molti settori - ha detto il Presidente del Consiglio - siamo primi al mondo per l'apporto del fotovoltaico al mix energetico e con la nuova legge di bilancio abbiamo messo miliardi di euro da qui al 2020 sul climate changing”. E ha aggiunto: “Il ruolo dell'Italia poggia anche su due straordinari players, due champions, Eni ed Enel, che hanno saputo cambiare pelle e diventare leader del rinnovamento, l'Eni in Africa e l'Enel in Sudamerica”.
Giusto rivendicare il ruolo nel mondo dei grandi player di cui il nostro stato è azionista, ma sarebbe bastato lanciare uno sguardo sulle scelte industriali delle due aziende, per vedere una storia di svendite e rinuncia ai processi di trasformazione green.
Vendere bene la propria merce è la prima dote di un buon negoziatore, ma facciamo fatica a credere che il governo sia all'oscuro, non delle indiscrezioni, ma delle esplicite scelte e degli atti che Eni sta facendo per alienare il settore chimico.
La verità è che il governo non ha una strategia industriale, che oltre a provvedimenti fiscali e d'incentivazione - alcuni assolutamente giusti e necessari, altri donazioni gratuite che non potremmo permetterci e che alimentano solo le diseguaglianze - non propone alcuna idea di quale industria, di quali vettori per il futuro, di come far interagire rinnovazione con la produzione industriale di base, di corte indirizzare gli investimenti, di come salvaguardare il patrimonio nazionale.
Invece di sprecare quotidianamente le proprie energie per favorire o avallare lo spezzettamento e la privatizzazione del patrimonio industriale e delle reti di servizi, dovrebbe svolgere appieno non solo il suo ruolo di indirizzo, ma anche quello che gli deriva dall'essere azionista.
Non è tardi per assumersi appieno le proprie responsabilità, per scegliere quali investimenti possano dare certezze industriali future anche a scapito dei dividendi, per puntare sul lavoro e sulla creazione di lavoro.
Basta prendere ad esempio quei Paesi che oggi guidano la ripresa, che hanno investito e investono in ricerca pubblica da offrire alle imprese per diventare leader, che rendono più forti ed integrate le produzioni di base come siderurgia, chimica, telecomunicazioni.
C'è ancora tempo per ragionare e agire affinché il "sistema chimica" italiano diventi sempre più una chance per il nostro Paese.
Quando parliamo di Versalis parliamo di un insieme connesso e raccontare che basti una garanzia di tre anni (e perché mai cinque per i dirigenti?) per dare un futuro al gruppo, significa non garantire il necessario sviluppo.
Per questo vogliamo immaginare positivamente che il governo, dalla Presidenza del Consiglio, batta un colpo, convochi le parti, ascolti lavoratori e organizzazioni sindacali. Faccia proprie le preoccupazioni e le idee di molti deputati del Pd e non solo, che hanno già sottoscritto mozioni e delle molte amministrazioni locali che si sono già impegnate nei territori.
Per questo vogliamo immaginare un cambio di passo nell'azione dell'esecutivo, a cominciare da Eni e da Ilva che dia senso alla doverosa priorità dello sviluppo, del lavoro e dell'occupazione.
Puntare su innovazione ed economia verde senza farsi abbagliare dalla rincorsa ai dividendi come un qualsiasi privato, darebbe grande valore e significato all'essere azionista pubblico. ll governo è pronto e vuole assumere questa prospettiva?




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