Camusso, riprendiamoci Colonia

04/02/2016 Editoriale del Segretario generale della Cgil pubblicato oggi su www.radioarticolo1.it in occasione della manifestazione europea di Colonia contro la violenza di genere

Quello che è accaduto nella notte di Capodanno in Germania è parte di una guerra sul corpo delle donne fatta di abusi, violenze, femminicidi e condotta anche nelle nostre case, nelle nostre strade, nelle nostre città.
di Susanna Camusso

Tornare a scrivere di Colonia non è facile. Eppure occorre farlo perché, come dimostra la cronaca di questi giorni con i fatti terribili di Pozzuoli, Brescia e Catania, quello che è accaduto nella notte di Capodanno in Germania è parte di una guerra sul corpo delle donne fatta di abusi, violenze, femminicidi e condotta anche nelle nostre case, nelle nostre strade, nelle nostre città.

E’ un attacco sistematico che non salva nessuno. Non ci sono uomini che non hanno responsabilità e che possono scagliare la prima pietra e altri -uomini “stranieri” - sui quali invece ricadono tutte le colpe. Per questo motivo le richieste di espulsione di massa dei migranti, seguite a quella spaventosa serata, mi sono parse subito strumentali. Se si riflette, se si mettono in relazione gli eventi, se non si cede ai pregiudizi come ha fatto la destra, si comprende perché l’appello “Tutte a Colonia il 4 febbraio” non conosce confini e non ha nazionalità né religione.

La giornata di oggi è un richiamo contro la violenza di genere che continua a essere un tratto di dominio e di incapacità nel riconoscere la dignità dell’altra persona. La religione, sfera privata per eccellenza, è soltanto un pezzo dell’idea perenne secondo cui le donne devono essere sottomesse. Per questo motivo sono convinta che ci sia un problema di secolarizzazione che investe le nostre società. Quando la religione si fa Stato le donne soffrono. Vale per la shari’a, ma non solo. La strada della laicizzazione è lunga ed è un patrimonio - ancora incompiuto - anche per la cultura europea.

Per tutte queste ragioni dobbiamo riflettere ancora molto su Colonia e dobbiamo aprire un dibattito pubblico, interrogarci su come affermare la piena libertà delle donne, renderla dichiarata e inviolabile, difendere le loro scelte e la loro autodeterminazione. Nulla è scontato. Interroghiamoci allora sulla nostra società. Certo, pure, sull’integrazione e sui modelli di accoglienza, ma senza dimenticare che nelle nostre case, nelle nostre strade, nelle nostre città il corpo delle donne cade vittima di questa guerra che ho appena descritto.

E’ la libertà delle donne metro e misura della democrazia di un Paese perché siamo noi donne a difendere e determinare il cambiamento. Noi donne non stiamo zitte. Noi femministe non siamo tutte uguali. Abbiamo una mente e un corpo. Parlare di Colonia oggi, manifestare per le vittime di Colonia è il nostro modo di dire basta.


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