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Webcronaca dal Palalottomatica
a cura di CGIL.it e Rassegna.it

26/01/2013, ore 16:27 - Camusso: ripartire dal lavoro, la nostra proposta per il paese
Sceglie il giorno della memoria come incipit del suo intervento Susanna Camusso per chiudere, dal palco del PalaLottomatica, la due giorni della Conferenza di Programma della Cgil, promossa per presentare al Paese il 'Piano del Lavoro'. Prende la parola intorno alle 12.30 e, davanti ai tanti partecipanti ai lavori della Conferenza, il leader della Cgil dedica il suo primo pensiero alla giornata di domani, 27 gennaio. “Ricordarcene e ricordarlo - dice - è parlare di questa nostra Europa e ricordarsi che se il nostro continente ha potuto attraversa una stagione di unità è perché, dalle straordinarie tragedie della seconda guerra mondiale, ha imparato che la pace è la sola occasione per offrire una prospettiva”. Anche perché, ed è notizia di queste ore, “nel nostro Paese si sta riproducendo un vento che non ci piace e nei confronti del quale bisogna fare grande attenzione. Abbiamo visto con stupore quanto poco abbia fatto notizia un'organizzazione, riconosciuta e in lizza per le elezioni, che stava organizzando l'aggressione a una ragazza la cui unica colpa è il fatto di essere ebrea”. Il riferimento di Susanna Camusso è agli arresti di ieri a Napoli di esponenti di estrema destra che si erano dati come obiettivo quello di aggredire e violentare una ragazza ebrea. “Al governo, non al prossimo ma a quello che c'è oggi, chiedo che se non ci siano gli estremi per mettere in atto quella legge che impedisce la ricostruzione di forze fasciste nel nostro Paese”, aggiunge Camusso dal palco. Secondo il segretario della Cgil, il Paese ha bisogno di essere ascoltato. “Capire cos'è il Paese, quali sono i bisogni e le sue necessità. Basterebbe ascoltare la gente che si incontra e provarsi a mettere in relazione con loro per capirne le priorità, le esigente e i bisogni”, ovvero le testimonianze raccolte in questi due giorni, come nella quotidiana attività della Cgil. Un punto, quest'ultimo, di distanza dal governo Monti: “Mentre sarebbe bastato prestare ascolto e attenzione a queste poche cose per conoscere il mondo - afferma Camusso -, il governo non ha voluto vedere cosa stesse succedendo: nella sua azione ci sono forse i numeri della finanza ma di certo non le persone in carne e ossa”. Per questo la Cgil riporta, con la sua proposta, il lavoro al centro. Certo non un lavoro qualsiasi purché sia, perché questo determina nei giovani l'idea che “l'ingresso nel mondo del lavoro sia solo fatica e non l'avvio di un processo di autonomia e di libertà”. Per il Segretario della Cgil ai lavoratori va offerta un'idea di lavoro, di contratti, capace di ricomprendere chi un lavoro ce l'ha, chi lo sta cercano o chi vuole semplicemente mantenerlo. “Il lavoro che dobbiamo fare noi - ha spiegato Camusso - è quello di rivendicare il cambiamento ma sapendo che questo mondo, divaricato e diviso, va tenuto insieme”. E questo processo non può che essere determinato da una contrattazione che sia la libera espressione del rapporto tra le parti. Ecco perché bisogna cancellare l'articolo 8 della legge 138 del 2011. Ed ecco perché va cancellato anche l'articolo 9: “Noi abbiamo un'idea della dignità delle persone per cui il mondo non deve essere dei forti: la creazione dei ghetti dei disabili è una cosa che non vogliamo vedere”, dice il leader della Cgil. Mettere il lavoro al centro dell'azione politica e sindacale vuol dire riconoscere l'importanza dei temi della democrazia e della rappresentanza che sono, secondo Susanna Camusso, “parte della democrazia del nostro Paese" e perché il diritto sia pieno, non basta cancellare gli ostacoli posti dal governo precedente, insieme ai troppi accordi separati ma "serve una legge”. "La prospettiva di un contratto nazionale - ha continuato il Segretario generale della Cgil - deve essere inclusiva delle troppe forme di lavoro. La domanda che ci viene dai precari è quella di offrire anche a loro la possibilità di far valere le proprie esigenze e le proprie rivendicazioni”. C'è insomma un'idea di società nel Piano della Cgil che parte dal lavoro. Come hanno colto gli ospiti intervenuti ieri alla prima giornata. Camusso esprime un apprezzamento nei loro confronti: “Hanno avuto rispetto di noi, non sono venuti qui per fare un comizio. Hanno dimostrato rispetto non dandoci ragione su tutto ma ponendoci domande e esprimendo i loro dubbi”. Replicando alle osservazioni giunte in queste ore, come quelle relative alla tempistica di attuazione della proposta, Susanna Camusso ha rilevato come “si sia creata una strana discussione su un teorico primo e secondo tempo. Non ci sono due tempi ma l'idea che se devi rimettere in moto il paese e che c'è un punto da cui partire”. Non due tempi distinti dunque ma “un treno che non si spezza”. Sulle risorse, il Segretario generale della Cgil ribadisce: “Noi pensiamo che la patrimoniale serva in questo Paese, serva discuterne e farla; così come pensiamo che bisogna cambiare marcia sul tema dell'evasione perché c'è la sensazione che la si prenda troppo bassa. Serve un cambio di passo, anche per interrompere quei canali malavitosi che si inseriscono nel tessuto economico", come ha denunciato anche un giornalista come Giovanni Tizian. "Evasione e tassazione sui grandi patrimoni - ha continuato Susanna Camusso - non possono più essere elusi perché il Paese ha un bisogno urgente di abbassare le tasse sui lavoratori e sui pensionati. Sì certo anche alle imprese - specifica il Segretario generale della Cgil - ma consideriamo che la riduzione del cuneo fiscale per ben due volte è andata tutta a favore delle imprese e non dei lavoratori”. Sul ruolo del pubblico, sull'idea di una sua maggiore presenza in economia, Susanna Camusso, con ironia ha sottolineato “la paura che questa prospettiva ha generato”, Mentre sul tema della spesa pubblica ha evidenziato come la proposta della Cgil individui il tema della sua riorganizzazione “ma anche della necessità di cambiare il modo con cui sono ad oggi è stata affrontato il problema: quello dei tagli lineari". Sugli assetti istituzionali, il Segretario generale della Cgil ha ribadito “che bisogna partire dalle competenze aggregando le istituzioni là dove possono dare risposte più efficienti ed efficaci ai cittadini”. A chi si dice preoccupato di una più incisiva presenza pubblica nel sistema economico, Susanna Camusso osserva: “Siamo un paese strano che storce il naso quando si parla di nazionalizzazioni e poi discute della indispensabilità di finanziare le banche e nazionalizzarle”. Annunciando a breve una proposta con la Fisac per maggiore trasparenza e revisione della governance nel settore bancario, il Segretario generale della Cgil dedica un passaggio delle sue conclusioni alla vicenda del Monte dei Paschi di Siena: “Anche qui - dice - si sta dando un esempio pessimo di come si devono discutere le questioni. Non si vuole affrontare il nodo principale che sta emergendo in queste ore: il sistema bancario è ancora pieno di derivati e di finanza tossica”. Salvo alcune “scomposte reazioni”, da parte di esponenti del centro destra, il Piano del lavoro della Cgil ha registrato attenzione e apprezzamenti diffusi. "Da qui, dal Piano del Lavoro, la Cgil vuole partire. “Adesso per noi si apre un'altra stagione: non solo quella delle cose che non vanno bene ma quella di chi sa che ha una proposta da mettere in campo e vuole confrontarsi a tutto campo. La Cgil ha una proposta che ha bisogno di pochi comizi e tanta discussione con le persone nei luoghi di lavoro". "Alziamo lo sguardo e offriamo risposte alle tante domande che ci rivolgono. Combattiamo l'idea cupa della rassegnazione e apriamo una prospettiva. Torniamo nei luoghi di lavoro e nei territori. Facciamo meno filosofia ma più proposte, cercando l'interlocuzione con Cisl e Uil". "Se ora la Cgil è pronta - ha concluso il Segretario generale della Cgil - è il Paese adesso ad aver bisogno di un governo che si assuma le responsabilità e che abbia una proposta non di galleggiamento, ma di fuoriuscita dalla crisi. Qualunque esso sia,qualunque siano le proposte che avremo di fronte, noi saremo in piedi sulle nostre gambe" "Non per altro la Cgil, come recita la campagna per il tesseramento 2013, è "Fondata sul lavoro”.

26/01/2013, ore 13:49 - Conclusi i lavori della Conferenza
"L'idea del Piano del lavoro è ricostruire una prospettiva, per rimettere in moto questo Paese. Mettiamo a disposizione la nostra conoscenza, il nostro sapere". Con queste parole Susanna Camusso ha concluso i lavori della Conferenza di programma. A breve la sintesi del discorso conclusivo tenuto dal segretario generale della Cgil.

26/01/2013, ore 13:16 - Francesca Delaude, responsabile Nidil Piemonte: l'Italia spreca il talento
“Il mio intervento vuole cogliere alcuni aspetti della precarietà che vanno sottolineati. Prima di tutto il settore dei servizi sociali e dell'assistenza famigliare che, ad oggi, non rappresenta fonte di occupazione qualificata e regolare ma specula sul bisogno e sull'emergenza. Nascono società che offrono personale disponibile 24 ore su 24, con assistenti sottoretribuite e sostituite come merce di scambio. Poi il comparto scuola, dove assistiamo all'impoverimento del valore culturale e morale dell'insegnamento, privando i professori di quella naturale stabilità apportata da un contratto subordinato. Spuntano collaboratori a progetto utilizzati per anni e non collegati ad alcun progetto. La scuola è sempre più considerata come un'azienda che risparmia sui suoi dipendenti. E ancora, il settore dei trasporti dove, nel mio territorio, assistiamo alla progressiva emarginazione della rete dei servizi. Le cooperative locali vengono sostituite da cooperative esterne spurie, dove chi continua a lavorare si ritrova con contratti di socio lavoratore, sottopagato e ricattato. Infine, il settore del restauro dei beni culturali dove si è favorita una specializzazione di basso livello, conseguenza del gioco di appalti al massimo ribasso. Si risparmia sui mezzi, sui materiali, sul personale e sulla sicurezza e nel frattempo si assiste al degrado, alla vendita e all'abbandono del nostro patrimonio storico-artistico. Un quadro di generale precarietà in cui cresce il disagio sociale e la possibilità per l'individuo di crearsi una famiglia è quasi azzerata. L'individuo è costretto a scegliere tra vita privata e lavoro e spesso il lavoro sottrae tutte le risorse. In Italia il processo di selezione delle competenze scarta chi ha talento e spirito critico relegandolo ad attività di mero supporto e privilegia chi è ben introdotto e ha saputo sfruttare le giuste conoscenze. Infine, la formazione, che propina corsi che rispecchiano le esigenze di 4- 5 anni fa, mentre sul versante delle offerte di lavoro, l'85% di esse non passa tramite i canali tradizionali di ricerca, rimangono quindi posizioni nascoste.”

26/01/2013, ore 12:50 - Marchetti (ricercatrice Dompè), L'Aquila può essere nuovo modello
“La mia azienda e tutta la mia città stanno vivendo da quattro anni una crisi drammatica, perché alla crisi economica, già imperante, si sono aggiunti nel 2009 gli effetti devastanti del terremoto”. Così ha esordito Sabrina Marchetti, ricercatrice farmaceutica alla Dompè dell'Aquila, nel suo intervento alla conferenza di programma della Cgil. Ha poi ricordato quanto ha fatto il sindacato nell'ultimo periodo per contribuire alla ripresa produttiva del capoluogo abruzzese, a partire dalla piattaforma territoriale, presentata a metà gennaio scorso, alla presenza del ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, del presidente della Conferenza stato-regioni, Vasco Errani, di tutte le istituzioni regionali e locali, all'insegna dello slogan “L'Aquila è l'Abruzzo e l'Abruzzo è L'Aquila”, indicando in quel binomio il volano per la rinascita di entrambi i soggetti. “Tutte le proposte del sindacato – ha detto Marchetti - sono state messe a punto con il contributo delle categorie e di esperti vari, e compongono tutti gli ambiti necessari affinché la città torni a vivere al più presto. Oggi abbiamo la sensazione dell'avvio di una nuova fase. La Camera del lavoro dell'Aquila si è scelta l'onere delle decisioni da fare, cominciando dalla ricostruzione del centro storico, autentica priorità per la città. Per questa ragione si è deciso di aprire un confronto con i lavoratori attraverso una serie di assemblee sui luoghi di lavoro”. Inoltre la ricercatrice ha sottolineato come alla nostra piattaforma sindacale non sono mancate le adesioni di interlocutori sociali: “L'Aquila come città sostenibile, all'insegna della qualità del sapere e della ricerca, ma anche capace di una politica per gli anziani, il terziario, le grandi reti, le politiche giovanili, senza ovviamente dimenticare i progetti per l'industria. Per quanto mi riguarda, ritengo urgente la necessità di dar vita anche a politiche preventive per la messa in sicurezza del territorio, dai rischi sismici e idrogeologici, attraverso anche la creazione di un'occupazione che sia di qualità”. La Cgil aquilana considera come reali fattori di sviluppo e di innovazione proprio la ricerca, che faccia anche da come stimolo per una maggiore la competitività e una migliore formazione. “Il dibattito cui abbiamo dato vita con gli stessi cittadini – ha concluso Marchetti - ha rilevato come l'Aquila può costituire un nuovo modello di sviluppo. In tal senso, la Cgil ha proposto una vera rivoluzione culturale, mettendo competenze e innovazione al servizio della collettività, come ha del resto ricordato Susanna Camusso nel suo intervento conclusivo alla nostra iniziativa del 15 gennaio. In questa direzione va anche il Piano del lavoro, che contempla per nostra città un intervento post catastrofe. Il nostro paese deve fare scelte precise per le iniziative da intraprendere: per l'Abruzzo ci vogliono programmi chiari e definiti per la sua rinascita; perciò è necessari a anche una legge sulla rappresentanza, sulla qualità dei lavoro e dei diritti, rimettendo al centro il valore sociale del lavoro”.

26/01/2013, ore 12:42 - Di Martino (Filcams Cgil Palermo): nel terziario guerra tra poveri
“Il terziario è pesantemente colpito dalla crisi globale che ha investito l’economia: se da un lato crescono i centri commerciali, dall’altro assistiamo alla chiusura di negozi storici e al fallimento delle piccole aziende. Per questo continueremo la nostra battaglia contro le liberalizzazioni! L’economia non si solleva con le aperture serali o domenicali, perché se la gente non ha credito non spenderà ugualmente. “ È quanto afferma Laura Di Martino della Filcams Cgil Palermo che vuole raccontare alla platea le difficoltà del variegato mondo del terziario, dalla grande distribuzione al turismo, dagli studi professionali ai servizi. “Nei settori del terziario, si vive di contratti part-time e a temine, si continua ad applicare contratti di associazione in partecipazione, che insieme a NIdiL, contrastiamo con forza e grazie ad una sinergia concreta , abbiamo avviato trattative che hanno trasformato i rapporti di lavoro da associato a dipendente a tempo indeterminato. “ “Anche il turismo sta risentendo della forte crisi, non si frena l’utilizzo delle tipologie atipiche, cresce il ricorso ai voucher per retribuire cuochi e camerieri, e gli stagisti, spesso studenti di istituti alberghieri o universitari, sostituiscono senza retribuzione alcuna i lavoratori dipendenti che vedono una contrazione del loro orario di lavoro.” Si è generata una guerra fra poveri, dove i dipendenti vedono diminuiti i loro diritti e i giovani che pensano all’ingresso nel mercato del lavoro vengono disillusi dopo mesi di sfruttamento. Per tutti questi motivi, secondo Di Martino, “è fondamentale rilanciare un Piano del lavoro che preveda investimenti per creare nuova occupazione, che valorizzi le nostre risorse, partendo ad esempio dal turismo: l’Italia è una nazione ricca di un patrimonio artistico non valorizzato, faccio l’esempio della città in cui vivo: a Palermo, abbiamo uno dei teatri più belli d’Europa; bene è quasi impossibile visitarlo, perché le aperture sono limitate e ci sono poche guide turistiche, lo stesso vale per i tanti musei. A questo si aggiunge la mancanza di infrastrutture e servizi urbani. “ "E’ nostro dovere - conclude - riportare la solidarietà tra i lavoratori e in questa fase vicina alle elezioni, dobbiamo farci sentire dal futuro nuovo Governo nazionale affinché vengano messi al centro dell’agenda politica i valori cardini della nostra Costituzione a partire proprio dall’articolo 1; perché il lavoro non è una concessione e non possiamo permettere che venga ancora intaccata la dignità delle persone ma al contrario dobbiamo pretendere quella giustizia sociale, oggi inesistente.”

26/01/2013, ore 12:35 - Tavella (Cgil Campania): 8 marzo sciopero generale regionale
Comincia con le parole di Di Vittorio al congresso Cgil dell’Italia liberata (Napoli, gennaio-febbraio 1945) l’intervento di Franco Tavella, segretario generale della Cgil Campania, nella seconda giornata della Conferenza di programma della confederazione. Parole, quelle del grande sindacalista di Cerignola – “Noi dobbiamo abolire una volta e per sempre queste differenziazioni regionali che impediscono il compimento del processo unitario” –, sempre attuali. “Oggi – ha detto Tavella – io vedo una feconda continuità tra quelle impostazioni e il nostro Piano del lavoro. Il Piano del lavoro della Cgil ha innanzitutto carattere strategico. È il tentativo infatti di aprire un processo culturale che rovesci l’impostazione dominante di questi anni. Il lavoro prima di tutto, appunto. E il lavoro prima di tutto nel Mezzogiorno, dove gli indici di disoccupazione, in particolare giovanile e femminile, ci parlano non solo di una drammatica condizione economica, ma di un vero e proprio allarme democratico”. In Campania, in particolare, 600mila giovani non lavorano e non studiano; 200mila precari tra i 20 e i 30 anni rischiano di non vedere rinnovato quest’anno il loro contratto; il 44,5% dei giovani sotto i 24 anni è disoccupato”. Numeri che dicono di “una grande questione democratica che si intreccia al permanere di una storica questione meridionale”. Il Piano del lavoro dovrà parlare a questa realtà e alle tante solitudini che nella crisi non hanno avuto ascolto. Insieme, dovrà intervenire su ambiente e green economy, sulla legalità – e contro il male storico della camorra – sull’innovazione, la formazione e i beni culturali. “Rivado con la mente a Pompei – ha detto al riguardo Tavella – e penso con Marcel Proust che la vera terra dei barbari non è quella che non ha mai conosciuto l’arte ma quella, che disseminata di capolavori, non sa né apprezzarli né conservarli”. “Chi potrà investire in questi settori se non lo Stato?” si è chiesto il segretario campano. In Campania, oggi, ci sono 600 vertenze aperte che riguardano 50mila lavoratori. Per affrontare la situazione è necessario respingere l’idea, dannosa, per cui “il tutto si può risolvere con una nuova stagione di generale privatizzazione”. “Non so se in quest’impostazione ci sia malafede, so però che le dimensioni delle aziende campane, la loro liquidità non permette l’acquisizione di queste aziende; e al contrario so che l’unica organizzazione a disporre di risorse ingenti è la criminalità organizzata”. Da qui, da questa drammatica realtà, la decisione della Cgil di proclamare lo sciopero generale della Campania l’8 marzo. “Il Piano del lavoro – ha concluso Tavella – rafforza l’idea del sindacato generale. I temi affrontati presuppongono non una scomposizione delle istanze e dei progetti, ma innanzitutto una sintesi che può vivere unicamente dentro una rafforzata e rinnovata idea di confederalità”. Ancora con Di Vittorio: “Nel Piano, certo, c’è la difesa dell’uomo che viene colpito, ma c’è anche il progetto collettivo di noi tutti”.

26/01/2013, ore 12:18 - Preka (Fillea Cgil Emilia), in edilizia 550mila posti persi
550mila posti di lavoro persi, un sistema delle imprese sempre più destrutturato e deregolato dove vince la legge del ribasso e della riduzione dei costi fatta a discapito della qualità, dei diritti e della sicurezza dei lavoratori. Tutto questo, insieme al venir meno delle regole, ha prodotto nel settore dell’edilizia in 4 anni di crisi, da una parte il boom di elusione ed evasione fiscale e contributiva - 400mila lavoratori irregolari e 30 miliardi di euro sfuggiti ai controlli – e dall’altra l’espansione delle economie criminali nel sistema delle imprese e negli appalti. A tracciare il drammatico quadro della crisi delle costruzioni è Ferdinant Preka, delegato Fillea Cgil dell’Emilia Romagna. Arrivato nel 1995 dall’Albania su un gommone, 4 anni di lavoro nero, poi finalmente il permesso di soggiorno ed il lavoro regolare, Ferdinant da agosto 2012 è in distacco temporaneo per realizzare nella sua regione un progetto legato alla ricostruzione post-sisma, che vede coinvolte le strutture Cgil e Fillea del territorio e nazionali. Qualità e regolarità del lavoro, dell'impresa e degli appalti, investimenti per la messa in sicurezza del territorio: nel suo intervento Ferdinant ricorda le proposte della Fillea per portare il settore fuori dalla crisi “occorre eliminare definitivamente il ricorso agli appalti al massimo ribasso e limitare i subappalti e le altre forme anomale di affidamento dei lavori. Occorre una legge che definisca cosa è una impresa edile, quali devono essere i requisiti minimi in termini di qualità è di struttura dell'impresa per poter operare sul mercato, dando garanzie ai cittadini utenti e ai lavoratori. Basterebbe dare attuazione a quanto definito nell'avviso comune fra le parti sociali sulla patente a punti, prevista dal D.lvo 81. Occorre definire un vincolo legislativo che renda esigibile l'adozione del Durc per congruità anche nei lavori privati così come definito nel contratto nazionale vigente” racconta Ferdinant Preka, ricordando poi la necessità di tutele sociali e ammortizzatori adeguati “che tengano conto della peculiarità del lavoro edile, della sua intermittenza e della sua gravosità.” Sul fronte degli investimenti, prioritari “un programma di rigenerazione delle città e delle aree metropolitane, una diffusa riqualificazione verso il risparmio energetico e soprattutto la messa in sicurezza del territorio dal rischio sismico e idrogeologico”.

26/01/2013, ore 12:17 - Caraba (Cgil Trentino), nostro orizzonte Europa solidale
“L’Europa deve esser il nostro orizzonte, il nostro faro per guidarci in questo difficile periodo e dare soluzione alla crisi sistemica. Più Europa serve all’Italia, per colmare il deficit di competitività che dura da anni. Dopo la stagione dell’austerity fine a se stessa, deve aprirsi un’Europa di solidarietà.” È il contributo di Aura Caraba, della Cgil del Trentino, alla conferenza di programma del sindacato in corso a Roma. La sindacalista pone al centro del cambiamento proprio le politiche europee: “La Cgil – osserva – ha bisogno di confrontarsi anche con le altre organizzazioni sindacali del Vecchio Continente: c’è bisogno di un coinvolgimento serio e approfondito. Un simile piano del lavoro, se adottato a livello Ue, potrebbe avere effetti più significativi”. È fondamentale, a suo giudizio, il coinvolgimento a tutti i livelli degli attori sociali ed economici: “Il destino dell’Italia e dei suoi territori è uno solo, evitiamo il rischio di nuove bolle finanziarie. Il vero nodo è il lavoro, bisogno crearne di nuovo e renderlo sicuro e stabile, altrimenti non ci sarà mai ripresa. Confido fortemente - conclude - che l’occhio di riguardo che la Cgil ha avuto nei confronti di alcune fasce più deboli del lavoro continui, in particolare verso i lavoratori stranieri e le loro famiglie, vero cardine dell’economia”.

26/01/2013, ore 11:33 - Vesigna (Cgil Liguria), fondamentale intervento pubblico
"Con la presentazione del Piano del lavoro ci siamo assunti la responsabilità di richiamare il mondo politico alle proprie responsabilità. Non si può continuare con l'assenza di una politica industriale". Cosi Federico Vesigna, segretario generale della Cgil ligure, nel suo intervento alla Conferenza di programma della Cgil. "Abbiamo la prova - ha aggiunto - che le politiche neoliberiste hanno fallito, così come dimostrano gli interventi di Usa e Giappone, dove le banche centrali hanno ripreso a emettere moneta e a produrre inflazione. L'esatto contrario di ciò che fa l'Europa, dove l'austerity e l'euro forte stanno mettendo a rischio anche la crescita in Germania". Se è vero che per uscire dalla crisi occorre un respiro europeo, non bisogna tralasciare le forti specifiche responsabilità del nostro sistema paese, "una classe politica che nelle proprie scelte favorisce le rendite, una classe imprenditoriale che non investe nelle proprie imprese e una quota di illegalità diffusa e corruzione. Se mettiamo tutto questo insieme, non possiamo sorprenderci del costante aumento delle diseguaglianze sociali nel paese". Per il segretario della Cgil della Liguria, grazie al Piano del lavoro l'occupazione può tornare al centro dell'agenda del paese, "il lavoro che non c'è e quello impoverito, perché un paese col 37% di disoccupazione giovanile mette una grossa ipoteca sul proprio futuro". Per questo, a suo giudizio, bisogna tornare a parlare d'intervento pubblico. Non un impossibile "ritorno alla partecipazioni sociali", ma non si può certo fare a meno di un "forte intervento pubblico per promuovere investimenti, far partire cantieri e mettere in sicurezza il territorio, spingendo le imprese a investire in innovazione". L'impegno deve coinvolgere il pubblico non solo a livello centrale. "Per quanto riguarda la Liguria - ha concluso il sindacalista - bisogna partire dal sistema portuale, l'unico a non essere in crisi. Ma per farlo bisogna lavorare sulle infrastrutture, sui collegamenti modali: il terzo valico, da questo punto di vista, è fondamentale. Ma c'è anche bisogno che la democrazia sia presente nei luoghi di lavoro: per questo è necessaria, come indicato nel Piano del lavoro della Cgil, una legge sulla rappresentatività che stabilisca con chiarezza regole precise sulla validazione degli accordi".

26/01/2013, ore 11:24 - Carrus (Cgil Sardegna) La sfida della Sardegna
“La scelta di porre con forza il tema del lavoro in tempi di crisi e di farlo all’avvio della campagna elettorale per le politiche, è una scelta opportuna perché la contesa politica finora è apparsa dominata da altri temi e preoccupazioni. È anche un modo per ridurre la distanza tra classe politica e paese reale”. Così Michele Carrus, segretario regionale Cgil Sardegna, in avvio del suo intervento alla Conferenza di programma della Cgil. “Il paese ha infatti bisogno di riprendere a crescere – ha proseguito –, di lasciarsi dietro le spalle la stagione del declino e i suoi protagonisti, imboccando la strada maestra dello sviluppo e riducendo le disuguaglianze”. In Sardegna, dall’inizio della crisi si sono persi 50mila posti di lavoro – 35mila nei settori produttivi – con un calo del pil di circa otto punti. Sono 130mila le persone in ammortizzatori sociali, 23mila in deroga, e 7500 domande di sussidio regionale di ultima istanza. “Sono numeri impressionanti – aggiunge Carrus – soprattutto se rapportati a una forza lavoro complessiva di 700mila persone: il tasso di occupazione otto punti sotto la media nazionale, la disoccupazione al 15 e un giovane su due senza lavoro, il 20 per cento della popolazione sotto la soglia di povertà, la ripresa dell’emigrazione giovanile”. “Di fronte a questa emergenza va detto che da qui bisogna ripartire, dal lavoro e dal Mezzogiorno, il più grande potenziale per il rilancio del paese. Sappiamo che è difficile ma dobbiamo puntare a un vera politica industriale, come ben sanno quei nostri compagni di Vinyls, Alcoa, Eurallumina – ricorda Carrus – che lottano non solo per difendere il proprio posto di lavoro ma per conservare presidi di produzione industriale fondamentali per il paese”. Ancora, “occorre investire sui beni culturali, la messa in sicurezza del territorio e le bonifiche, l’edilizia pubblica e le energie rinnovabili, reperendo le risorse nell’imposta patrimoniale, nel contrasto all’evasione fiscale, in un nuovo ruolo della previdenza complementare e soprattutto in un grande soggetto pubblico come la Cassa depositi e prestiti. “Su questo terreno – conclude il segretario della Cgil Sardegna – possiamo provare a ricostruire un rapporto unitario con Cisl e Uil. In Sardegna lo abbiamo fatto partendo da un’analisi condivisa della crisi, avviando un percorso comune sul terreno della concretezza. La proposta di oggi e la sfida culturale che lanciamo può servire anche a costruire un ponte in questa direzione”.

26/01/2013, ore 11:23 - Marra (Nuovi diritti Cgil Lazio): più risorse per giovani, donne e migranti
C'è uno “scontro cocente” tra la completezza della definizione di 'lavoro dignitoso', più volte citato durante la Conferenza di programma, e “la realtà nella quale ci troviamo a lavorare”. Con queste parole ha iniziato il suo intervento dal palco del Palalottomatica Salvatore Marra, responsabile dell'ufficio Nuovi diritti della Cgil Roma e Lazio. “I giovani, le donne e gli immigrati si trovano ad affrontare un mercato del lavoro sempre più frammentato. Sono questi i soggetti – ha proseguito - che stanno pagando il prezzo più alto della crisi: la disoccupazione giovanile ha raggiunto il 37%, le donne disoccupate in alcune zone, soprattutto nel Sud, superano il 50%”. Per il giovane sindacalista è necessario “mettere in campo misure di attivazione per queste persone, poiché, costerebbe meno di un quarto del costo che paghiamo a tenerle inattive”. Marra ha criticato con il governo Monti che, a suo giudizio, “non ha fatto altro che fomentare lo scontro generazionale”. Infine, ha ricordato come la Regione Lazio si trovi in forte difficoltà, con settori come l'edilizia, il turismo e la cultura in “grave recessione”. E' per questi motivi che, ha concluso Marra “serve un Piano del lavoro, per dare una prospettiva concreta al Paese partendo dall'occupazione”.

26/01/2013, ore 11:18 - Cantone: il Piano è urgente, basta "vorrei ma non posso"
“Il Piano del lavoro è urgente e il paese non può permettersi di perdere ulteriore tempo. Alla politica chiediamo impegni di lungo respiro che abbiano al loro interno delle priorità da affrontare subito e non fra due anni, basta con le giustificazioni del tipo vorrei ma non posso”. E’ quanto ha dichiarato il Segretario generale dello Spi-Cgil Carla Cantone intervenendo alla Conferenza di programma della Cgil. “Sappiamo bene – ha poi proseguito Cantone – che ci deve essere gradualità e buon senso, che di fronte al disastro che ci ha lasciato la destra nessuno può fare miracoli. Ma attenzione, se si vogliono vincere le elezioni e riportare diritti nel lavoro e di cittadinanza alle persone occorre essere espliciti e chiari e non avere timidezza nell’assumere qualche impegno di sinistra. La patrimoniale ad esempio non può essere una bestemmia. So che non piace ai ricchi ma per fortuna non votano solo loro”.

26/01/2013, ore 11:17 - Baseotto (Cgil Lombardia): parole chiave sono realtà, crescita, territorio, pubblico
“Ascoltando ieri la relazione del segretario generale, mi sono chiesto se il nostro piano del lavoro sia in grado di parlare a coloro che rappresentiamo”. Lo ha detto Nino Baseotto, segretario generale della CGIL Lombardia, intervenendo sul palco del Palalottomatica di Roma in occasione della due giorni di Conferenza di programma dedicata al Piano del Lavoro. “Parla - prosegue - ai 37mila disoccupati che nel 2012 si sono iscritti alla nostra organizzazione in Lombardia? O ai tanti pensionati che ci raccontano la loro fatica di vivere con un reddito sempre più insufficiente e un welfare sempre meno inclusivo?” Questo il nodo, secondo Baseotto, per capire se questo Piano è in grado di parlare al Paese e dare risposte concrete ai tanti che in questi anni si sono battuti per contrastare gli effetti della crisi e di quella politica del rigore che ha negato ogni equità e ha condotto l'Italia al declino e alla recessione. “La risposta è affermativa e lo può fare - ragiona Baseotto - in virtù di quelle che io considero le quattro parole chiave di questo Piano: realtà, crescita, territorio, pubblico. Realtà, perché questo Piano dice di cose concrete, che si possono fare - spiega - perché parla di una politica economica che si può praticare. E crescita, perché il nostro Piano del lavoro indica settori e comparti prioritari su cui investire, dice come e cosa produrre, dove orientare ricerca e innovazione. Territorio poi, cioè l'idea di un paese non diviso e frammentato dai localismi e dalle contrapposizioni, un paese unito in grado di valorizzare le singole realtà territoriali perché sceglie una politica unitaria, nazionale e dove la legalità è un valore assoluto e la mafia si combatte a Milano come a Lamezia Terme. Pubblico, infine, perché finalmente c'è qualcuno, la Cgil, che ha la forza di dire basta all'idea di liberista di un pubblico sempre più piccolo, assente, lontano e che contrappone a questa visione un'idea di pubblico che torna protagonista, mette risorse, promuove investimenti, crea lavoro. Un pubblico moderno, che non fa assistenza ma promuove opportunità e organizza al meglio un welfare efficiente e inclusivo, il primo e più importante sistema di protezione sociale”. Baseotto fa poi il punto sulla delicata partita che si gioca in Lombardia. “La mia regione - dice - è di fronte a una scelta radicalmente alternativa tra la discontinuità e il cambiamento di Umberto Ambrosoli oppure la riproposizione, con modi e persone diverse, delle politiche di questi 18 anni di Formigoni, e cioè un sistema di potere totale, fondato su una rete vasta e inestricabile di interessi, affari, corruttele. Fino alla realtà più terribile: la 'ndrangheta seduta direttamente in giunta”. Per questo, osserva il segretario lombardo, la portata politica dello scontro che si gioca in Lombardia è paradigmatica per definire il futuro del paese intero: “mai prima d'ora cambiare il governo della Lombardia è stato così fondamentale per cambiare l'Italia, e mai prima d'ora la possibilità di questo cambiamento è stata così concreta, possibile, vicina”. Fare vivere e dare forza al Piano del lavoro, rimettendo al centro della discussione il lavoro, segna dunque il contributo che la Cgil può e deve dare al cambiamento del Paese. “Serve la nostra unità, la nostra determinazione e la nostra confederalità - conclude Baseotto - e serve chiarire a tutti che il nostro Piano del Lavoro parla anzitutto ai giovani e al loro futuro, che è il futuro dell'Italia”.

26/01/2013, ore 11:13 - Argurio (Cgil Trapani), Camere del lavoro presidio di legalità
“Nel nostro territorio il principio cardine dev'essere quello della legalità, perché la mafia ancora costruisce sinergie con le imprese, anche quelle nuove. Lo possiamo fare col Piano del lavoro, e con le Camere del lavoro che possono e debbono diventare presidio di legalità”. A dirlo è Mimma Argurio, segretaria generale della Cgil di Trapani. “Il Sud – osserva la sindacalista in un discorso molto appassionato durante la conferenza di programma in corso a Roma – è il punto più esposto alla gravissima crisi. Ma la soluzione non può essere quella di Confindustria Sicilia, che chiede un'associazione tra le parti sociali con tanto di registrazione dal notaio. Quello che si deve fare - a suo giudizio - è ripartire dal Piano del lavoro per dare slancio alla nostra terra”. Ma non basta: “Dobbiamo parlare coi cittadini, con le istituzioni, con tutti gli interlocutori, con le tante donne che vengono da noi: non è vero che le donne del Sud non vogliono lavorare. Ma per loro è più difficile se lo Stato non dà servizi di qualità, sia all'infanzia sia ai pensionati. Ecco, noi dobbiamo costruire questa rete, perché il Sud ha grandi possibilità”.

26/01/2013, ore 11:05 - Pierluciano Mennonna, Resp. Sicurezza Cgil Firenze: avvicinare sindacato a forze di polizia
“Sono il primo lavoratore di polizia distaccato all’interno della Cgil”. Ha esordito così Pierluciano Mennonna, responsabile sicurezza della Cgil di Firenze, nel suo intervento alla Conferenza di programma. “Le politiche della legalità e del lavoro devono percorrere una strada comune, fatta di reciproca conoscenza e di formazione sindacale: l’obiettivo è quello di ridurre il più possibile le distanze tra forze di polizia e mondo sindacale”. Mennonna ha poi ricordato come la Cgil si sia spesa per fare approvare leggi che andassero nella direzione di una maggiore legalità. “Anche sul mio territorio non c’è giorno che non venga fuori uno scandalo: traffico di esseri umani, frutto di una legge sull’immigrazione, la Bossi-Fini, ormai decisamente anacronistica; traffico di rifiuti, ogni tipo di riciclaggio, innumerevoli estorsioni a imprenditori, fenomeni di capolarato, criminalità diffusa nei servizi e negli appalti, delle grandi opere come dei piccoli lavori”. Il responsabile sicurezza della Cgil fiorentina ha poi concentrato l’attenzione sull’inchiesta giudiziaria sul sotto-attraversamento di Firenze, una grande opera in corso di attuazione finita anch’essa sotto inchiesta, e i tanti sequestri, operati dalla magistratura, di beni della criminalità organizzata per decine di miliardi. A tale proposito, l’Ufficio di legalità della Cgil ha lanciato la campagna ‘Io riattivo il lavoro’, sui beni sequestrati e confiscati alle mafie: “Speriamo che, grazie anche all’opera del sindacato, diventi presto una legge per tutelare tutti quei lavoratori, circa 80.000, che, loro malgrado, hanno lavorato in quelle aziende e si riesca a far ottenere gli ammortizzatori sociali e poi a reinserirli nel mondo del lavoro”. Mennonna ha anche evidenziato l’importanza del sindacato a proposito della carovana sulla mafia, avviata con l’Slc locale negli istituti professionali della Toscana: “Parleremo a quei ragazzi di lavoro pulito; parleremo di lavoratori immigrati, che spesso neanche conoscono cosa vuol dire legalità. E se non andiamo noi, nessuno va a parlare di questi temi con gli studenti. Ultimamente, siamo andati nelle scuole medie a parlare di sport e scommesse clandestine. Così come, assieme a Spi, Arci e Libera, siamo vicini con chi lavora nei terreni confiscati alla mafia”. Concludendo il suo intervento, Mennonna ha detto che “c’è bisogno di regole e protocolli per una maggiore partecipazione dei lavoratori di polizia per arrivare alla loro libera sindacalizzazione, fino ad oggi vietata. Solo così il lavoro di tutte quelle forze di sicurezza potrà trasformarsi in maniera democratica, togliendo i paletti esistenti con i sindacati e contro ogni difesa corporativa. Solo così ci potrà essere una vera democrazia e una vera partecipazione da parte di quei lavoratori”.

26/01/2013, ore 11:03 - Orezzi (Udu), Piano del Lavoro parta da riforma dell'istruzione
Non poteva mancare il contributo degli studenti, del mondo universitario al dibattito sul Piano del Lavoro, al centro della Conferenza di Programma della Cgil che si chiuderà quest'oggi a Roma con l'intervento del segretario generale, Susanna Camusso. A prendere la parola dal palco del PalaLottomatica, dopo l'intervento introduttivo del Segretario Confederale, Serena Sorrentino, Michele Orezzi, Coordinatore Nazionale dell'Unione degli Universitari che ha ricordato come nelle prossime elezioni circa 30mila studenti italiani saranno “esclusi” dal voto, sono gli studenti erasmus, che se avessero potuto avrebbero dimostrato “una forte risposta civica”, “una grande voglia di partecipazione democratica, la migliore risposta all'antipolitica che cavalca gli elettori”. Orezzi, inoltre, denuncia che i 10 miliardi di euro di tagli all'istruzione pubblica e la soppressione del 95% dei fondi per il diritto allo studio universitario “hanno fatto perdere senso alle parole 'diritto allo studio'”. “Cosa manca per lanciare un vero piano di emergenza nazionale?” si chiede Orezzi, innanzitutto: “alzare l'obbligo scolastico a 18 anni. E un piano del lavoro che parta da una straordinaria riforma dell'istruzione. E' essenziale ricostruire il diritto allo studio ed è indubbio che per ridare la giusta dignità all'istruzione è necessario partire da nuovi finanziamenti, da una nuova legge quadro sul diritto allo studio per gli studenti medi, una riforma sulla tassazione universitaria, che dopo la spending review non ha più argini, il riconoscimento in tutti gli atenei italiani della figura dello studente lavoratore, l'abolizione del numero chiuso”.

26/01/2013, ore 10:53 - Sorrentino, rivedere spesa ordinaria per crescita Sud
Nel Piano del lavoro “c'è grande attenzione alla coesione territoriale”. Così il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino, nel suo intervento alla conferenza di programma della Cgil. “Siccome questa è una polemica che abbiamo fatto con il premier Monti – sottolinea la sindacalista – lo voglio precisare: non chiediamo semplicemente più risorse per le regioni meridionali. Noi abbiamo denunciato che lo Stato spende meno per ogni cittadino - si sono persi dieci punti - e nel Mezzogiorno questo si somma alle difficoltà strutturali. Se non recuperiamo la spesa ordinaria, che fa riferimento ai veri bisogni dei cittadini, ci saranno sempre troppe differenze. E non basta guardare solo ai target quantitativi, altrimenti si perde la dimensione del lavoro che dev'essere stabile e di qualità”.

26/01/2013, ore 10:43 - Sorrentino, più giovani nella P.a.
"Per la riforma della P.a. puntiamo a una grande operazione che vada verso l'inserimento di nuovi saperi nel pubblico, soprattutto per l'istruzione e l'apprendimento permanente" che "sono strumenti di lotta alla disuguaglianza". Così il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino, nel suo intervento alla conferenza di programma della Cgil, parla del Piano del lavoro. “Aprendo al turn over e immettendo nuove competenze - osserva - si possono 'usare' i giovani in modo non strumentale, come sta accadendo in questa campagna elettorale, ma dando loro la possibilità di essere protagonisti del cambiamento”.

26/01/2013, ore 10:37 - Sorrentino, creare nuovo lavoro e difendere quello che c'è
“Non vogliamo avere un approccio passivo: la forza non conservatrice di questo piano è proprio qui, nella possibilità difendere il lavoro che c'è, ma anche in quella di creare nuovi posti che non possono essere pensati, però, come il lavoro socialmente utile degli anni passati. L'idea è puntare a settori di utilità sociale, non quella di creare opportunità che poi diventano soltanto un grande ammortizzatore sociale”. Così il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino, nel suo intervento alla conferenza di programma della Cgil. “Non mi convince - aggiunge - chi propone la redistribuzione del lavoro esistente, perché c'è una forte sperequazione e una distribuzione disomogenea a livello territoriale. Per questo abbiamo pensato a una due coordinate da portare avanti insieme: difendere il lavoro che c'è e creare nuova occupazione”.

26/01/2013, ore 10:36 - Sorrentino: riforma fiscale, sostenibilità, crescita
“Nel Piano del lavoro di Di Vittorio c'era l'analisi dei peccati originali del capitalismo italiano e dei poteri specualitivi. Oggi c'è una straordinaria similitudine nella sopraffazione della finanza. Le coordinate del nuovo piano sono riforma fiscale, sostenibilità sociale e crescita”. Così il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino, nel suo intervento alla conferenza di programma della Cgil. Un ragionamento che punta sulla necessità “di costruire un sistema europeo per la mutualizzazione del debito e a spostare il peso sulla finanza e i patrimoni”.

26/01/2013, ore 10:22 - Sorrentino, i punti centrali del Piano del lavoro
“Coesione sociale, beni pubblici e dignità del lavoro, giovani e donne, art. 8 e 9, rappresentanza, cancellazione della Bossi-Fini”. Ecco i punti centrali del Piano del lavoro della Cgil nella sintesi di Serena Sorrentino, segretaria confederale del sindacato, che apre la seconda giornata della conferenza di programma in corso al Palalottomatica di Roma. “Abbiamo indicato – sottolinea – anche gli strumenti, a partire dal lavoro di qualità, per non rassegnarci”.

26/01/2013, ore 10:20 - Rassegna stampa, il Piano del lavoro sui giornali
Il" Corriere della Sera" dedica una intera pagina (la 13) alla Conferenza di programma e l'editoriale di Maurizio Ferrera dal titolo “Non è facile dire crescita” (occhiello Confindustria e Cgil, idee a confronto). Nella pagina interna due titoli. In apertura. “Il Piano Camusso cementa l'asse a sinistra, sul lavoro sostegno di Pd e Sel. Vendola: maggioranza sul nostro programma o meglio mollare”. Poi una intervista al ministro Barca. “Barca: farò il dirigente del Pd. Monti? Sulla Cgil sbaglia. Non è la conservazione”. "L'Unità" pubblica una foto di Susanna Camusso in prima pagina in un riquadro dedicato alla Conferenza del Palalottomatica subito sotto il titolo di apertura. Poi due pagine interne la 6 e la 7 con pezzi di cronaca dalla Conferenza e analisi di approfondimento (Ugolini e Cacace). Questi i titoli: “Il lavoro è pane e dignità. Solo così riparte l'Italia” (sommarietto: La leader Cgil attacca Monti: sempre tagli, mai riforme”. Altro titolo a pagina 7: Il centrosinistra si confronta con la sfida e le proposte Cgil. Le due analisi sono di Bruno Ugolini (“Tutti i sì della Cgil, senza aspettare un gioverno amico” e il commento di Nicola Cacace, “Un'agenda per essere meno provinciali e più europei”. "Il Sole 24 ore" in prima pagina titola “Piano Cgil per il lavoro: 50 miliardi e +3,1% il Pil, con occhiello Camusso: progetto “Di Vittorio” per il rilancio. A pagina 8; Cgil, 50 miliardi per il lavoro. Camusso: fondi da lotta all'evasione, patrimoniale e costi della politica”. Accanto un pezzo di reazioni politiche: “La lista Monti: progaganda. Bersani difende Camusso”. "Il manifesto". Apertura sulla Conferenza di programma con il titolo “Lavorare sbanca”. Nel sommario: Un piano da 50 miliardi di euro in tre anni: così ripartono occupazione e Pil. E' la proposta della Cgil per uscire dalla crisi. Susanna Camusso lancia la tassazione dei grandi patrimoni. Ma non parla di salario minimo, che invece piace alla Fiom. Bersani e Vendola stringono l'asse con il sindacato. Tutti contro Monti. Almeno fino al voto. Il manifesto dedica poi alla Conferenza due pagine interne. "La Repubblica" cita la Cgil in un occhiello di prima (“Bersani in difesa della Cgil:adesso basta lezioni”) con due pagine interne (la 10 e la 11) con titoli su Monti, Berlusconi e Vendola. Alla Conferenza il titolo “E la Camusso boccia il governo. Solo tagli, zero riforme. Bisogna creare posti di lavoro”. Il Fatto Quotidiano dedica un taglio basso di pagina 6 alla Conferenza. “Camusso batte Monti. Per ora. Da Bersani e Barca, da Amato a Vendola, il centrosinistra scopre la Cgil”. "Il Messaggero" dedica l'apertura della pagina 5 alla Conferenza. “Bersani difende la Cgil: ma il nostro progetto è altro. Il segretario alla kermesse sul programma con Amato, Barca, Vendola e Tabacci. Il governatore ironizza: Mario guarda a destra? Ormai è un Grillo con il loden”.

26/01/2013, ore 09:27 - Al via la seconda giornata
La prima a intervenire sarà Serena Sorrentino, segretaria confederale della Cgil

25/01/2013, ore 19:02 - Si è chiusa la prima giornata della Conferenza di programma della Cgil. Si riprende sabato 26 gennaio


25/01/2013, ore 19:01 - Scacchetti (Cgil Modena), cambiare paradigma politico
A concludere la prima giornata di lavori della Conferenza di Programma della CGIL è Tania Scacchetti, segretario generale della Cgil Modena a rappresentare il territorio dell'Emilia Romagna e della provincia di Modena gravemente colpito, 8 mesi fa, dal sisma. “Un sisma che, in una zona come l'Emilia con un'altissima industrializzazione, ha ulteriormente aggravato la situazione già messa a dura prova dalla crisi economica, mettendo a repentaglio il sistema produttivo e l'occupazione”. Dati impressionanti quelli riportati dalla dirigente sindacale: oltre 25mila abitazioni danneggiate, 33mila lavoratori in difficoltà. “C'è stata tanta solidarietà e costruzione di forze civiche con le quali poter dar vita ad un cambiamento per il futuro. Abbiamo misurato la capacità delle istituzioni di costruire con il territorio una risposta emergenziale”. Per quanto riguarda il Piano del Lavoro presentato oggi dalla Confederazione, Scacchetti ha affermato “io penso che in questo Piano del Lavoro ci sia un'idea forte della necessità di un cambio di paradigma che presuppone una discontinuità dei modelli sociali ed economici degli ultimi 20 anni”. In particolare nella realtà dell'Emilia Romagna il 'Piano del Lavoro' dovrà servire a rimettere in piedi la regione sotto tutti i punti di vista. “Il Piano del Lavoro – ha concluso - sarà credibile se riusciremo a calarlo il più possibile nella realtà come strumento capace di rispondere alle solitudini che spesso rappresentiamo”.

25/01/2013, ore 18:46 - Viafora (Cgil Veneto), il Piano del Lavoro è la nuova frontiera
“Il Piano del Lavoro è la proposta avanzata dalla Cgil per la ricostruzione dell’Italia. Indica un senso di marcia, affronta i nodi strutturali del paese, soprattutto propone un nuovo compromesso sociale, definendo un modello alternativo di sostenibilità sociale, economica e ambientale”. A dirlo è Emilio Viafora, segretario della Cgil Veneto, parlando dal palco della Conferenza di programma della Cgil in corso al PalaLottomatica di Roma, aggiungendo che “il Piano è la nostra ‘nuova frontiera’ perché mobilita tutte le energie positive del paese, a partire da quelle dei lavoratori”. Emilio Viafora, poi, si è concentrato sui temi della propria regione, spiegando che il Veneto sta attraversando un periodo di grande emergenza, segnato “dalla perdita di posti di lavoro, il crollo del Pil regionale, il decremento della produzione industriale, la diffusione della precarietà”. Per rispondere all’emergenza, la Cgil si è fatta promotrice di un Piano del Lavoro del Veneto “che sappia rispondere alla crisi della nostra realtà manifatturiera e della nostra coesione sociale, che è la vera componente essenziale del cosiddetto ‘modello Nord-Est’. Un Piano centrato sulla buona occupazione, sulla valorizzazione della produzione, sulla qualità del welfare, sulla difesa della legalità e la lotta al lavoro sommerso”. In particolare, Viafora ha sottolineato sia la centralità del welfare, che “deve essere inclusivo e che va inteso, seppur in un quadro di rinnovamento e razionalizzazione, come componente e fattore della crescita economica”, sia l’adozione di una vera e propria politica industriale regionale, fondata “sull’investimento nella conoscenza e nell’innovazione, sul superamento del nanismo e della bassa capitalizzazione delle imprese, sull’evoluzione della contrattazione aziendale e territoriale”. Il segretario generale della Cgil Veneto ha anche invitato il sindacato a una più incisiva azione sui temi del modello contrattuale, della rappresentanza e della democrazia, senza “consegnare alla politica, ad esempio, la regolazione dei rapporti tra sindacati e con le controparti”. Viafora, infine, si è augurato l’apertura di una nuova stagione di maggiore collaborazione con Cisl e Uil: “come è sempre accaduto nella nostra storia – ha così concluso – è nel momento massimo di rottura con Cisl e Uil che spetta a noi fare una proposta innovativa per ricostruire quell’unità che può dare più forza alle ragioni dei lavoratori e dei pensionati”.

25/01/2013, ore 18:43 - Marasco (Filctem Firenze), salvare Richard Ginori
In apertura del suo intervento, Marasco ha ricordato il rapporto che il suo territorio sta avendo con la crisi: “Un rapporto assai variegato, dove sono presenti innumerevoli esempi che riguardano un po' tutti i settori produttivi e dove sono presenti tutti i fattori che l'hanno provocata: crisi del credito, del mercato interno, nanismo delle imprese, concorrenza dei paesi emergenti ecc”. Sempre nella provincia di Firenze, ha sottolineato il segretario della Filctem locale, si possono individuare due casi limite, uno in positivo, l'altro in negativo, che danno l'idea di ciò che sta avvenendo. Quello in positivo è rappresentato dal settore della moda, in particolare dal comparto della pelletteria, quello in negativo dal fallimento della Richard Ginori. “Nel primo caso – ha detto Marasco – un prodotto griffato può valere addirittura dieci volte uno senza griffe. Il brand si tiene solo la commercializzazione del prodotto; se non s'interviene, il rischio è che tutto il territorio funzioni come una miniera da cui estrarre ciò che serve al brand e basta, che così si arricchisce, nel contempo, però, lo stesso brand impoverisce chi fa il prodotto”. “In un contesto così difficile e rischioso – sottolinea ancora Marasco - abbiamo puntato sulla contrattazione per garantire un processo industriale completo, dalla gestione dei picchi di lavoro, alla funzionalità di filiera, dalla formazione all'accesso al credito. Ma soprattutto siamo intervenuti nei subappalti, che diventano automaticamente lavoro grigio, perchè non c'è il controllo di quanto avviene, nenache da parte del sindacato. Ricordando quanto ha detto stamattina Susanna Camusso: un cattivo lavoro produce scarsa produttività. E se non riusciamo a qualificare il lavoro, quel lavoro è perso. Su questo, tutti i soggetti sono chiamati in causa, politica compresa. Dobbiamo sfidare l'impresa ad avere un rapporto con il territorio attraverso la contrattazione: è questa la sfida che dobbiamo vincere”. La vicenda Richard Ginori rappresenta il caso opposto. “Quel gruppo storico non ha più investito negli ultimi vent'anni, ha concluso Marasco: risultato, oggi è all'asta per fallimento e se non si ricostruisce il territorio e l'impresa, il rischio è domani arrivi qualcuno a prendersi quel glorioso marchio, accaparrandosi quel territorio, ci speculi sopra e poi lo lasci fallire. Per questo, come sindacato, dobbiamo intervenire attraverso la contrattazione per tutelare i lavoratori, per qualificare il lavoro e il futuro stesso di quell'impresa”.

25/01/2013, ore 18:36 - Forte (Cgil Puglia), Stato non può rimanere a guardare su Ilva
“Il Piano del Lavoro punta sul fatto che il Sud ha bisogno di una strategia complessiva di sviluppo del Paese”, un progetto che si basa anche “sui punti di forza del Mezzogiorno che già oggi dà contributi decisivi in tanti settori come i porti, l'energia, la chimica, il petrolio”. A dirlo è il segretario generale della Cgil pugliese, Gianni Forte, nel suo intervento alla Conferenza di programma della Cgil. Argomento centrale del suo intervento, non poteva essere altrimenti, il caso Ilva. “Non doveva scoppiare - sottolinea il sindacalista - per accorgersi che Taranto fosse un luogo decisivo per la tenuta del sistema industriale italiano. Questo vuol dire che ci sono le potenzialità, ma vuol dire anche che lo Stato non può stare a guardare: deve infarinarsi le mani per salvare lo stabilimento a prescindere dal ruolo della famiglia Riva". Una soluzione, nel suo ragionamento, si può e si deve trovare e deve “guardare oltre” l'attuale proprietà. “Non solo per i guai giudiziari – spiega Forte –, ma anche perché c'è ormai un corto circuito tra la famiglia e la città. Questo è il punto: se vogliamo continuare a mantenere l'impresa pesante, che è stata imposta nel passato al Sud e che oggi lo tiene in piedi, bisogna pensare a forme alternative, anche di gestione, che possano far recuperare il clima di fiducia che non c'è più. Altrimenti si rischia che la città si rivolti contro lo stabilimento”. Più in generale, osserva il sindacalista, “non possiamo continuare a parlare di green economy se non la facciamo entrare nella contrattazione. Dobbiamo fare nostri questi problemi, com'è nell'impianto alla base del Piano del lavoro che parla di un nuovo modello di sviluppo per affrontare le incongruenze delle politiche industriali”. Infine, un passaggio sul welfare, sanità in primis. “Il sistema sanitario è allo sfascio e ormai, per ottenere una prestazione, la devi pagare”. A questo, si aggiunga la mancanza di risorse per gli ammortizzatori sociali, compresi quelli della seconda parte del 2012. “Le scelte di rigore non sono state una calamità naturale – conclude Forte –, perché la gestione delle risorse è decisiva. Non bastano i fondi strutturali, c'è bisogno della spesa ordinaria, quella che serve a dare servizi, attivare i piccoli cantieri che danno impulso immediato all'economia in tempi di crisi”.

25/01/2013, ore 18:18 - Del Monte (Banco di Napoli), più attenzione al settore bancario
L'esperienza raccontata da Bruna del Monte, delegata Cgil del Banco di Napoli di Cosenza descrive una regione, la Calabria che negli ultimi anni ha registrato molti record negativi, relativi alla disoccupazione femminile, alla percentuale di lavoro sommerso (1/3 lavora in nero), fattori che favoriscono la ripresa dell'immigrazione interna dal Sud al Nord Italia. “Mi ritengo fortunata perchè ho un lavoro, sono occupata nel settore imprese di un gruppo bancario tra i più grandi del nostro Paese, ma lavorare in questo settore è un eufemismo, perchè le imprese sono ferme, tutto il settore bancario è fermo”. In Calabria, riferisce Del Monte, , il PIL cala del 2% ogni anno, il reddito pro capite è un quarto più basso della media italiana: “i redditi sono bassi, i consumi calano, le imprese si fermano, e si ferma l'attività creditizia, ripercuotendosi su tutta l'attività economica. Le banche si sottraggono al dare sostegno alle piccole attività che servirebbe a ridare ossigeno all'economia della regione”. “Chiedo con forza alla Cgil - ha concluso Del Monte – di tenere 'occhio vivo' sul Mezzogiorno e sul settore bancario. La Cgil non è un sindacato, ma è 'il sindacato'. Infatti, come ci ha confermato lo stesso Monti, è stato l'unico sindacato ad opporre resistenza alle sue politiche e per questo dobbiamo essere orgogliosi”.

25/01/2013, ore 18:01 - Tabacci: responsabilità e doveri, basta giocare al lotto
“Si possono fare molte cose, ma c'è un grande esercizio di onestà intellettuale a cui dedicarsi: la crisi etica è profonda. Oggi la situazione italiana è come il gioco dei pacchi in televisione: non c'è fiducia nella responsabilità e nei doveri, ma solo nella fortuna, la società ti invita a giocare al lotto”. Lo dice il leader di Centro Democratico, Bruno Tabacci. “Governare un paese dove i valori declinano è molto più difficile, perchè diventa il paese non dei diritti ma delle pretese, anche le più assurde. Per questo una grande organizzazione come la Cgil deve fare scuola. L'austerità non va usata solo in termini negativi – sostiene -, perché per anni il ricco Occidente ha creato carta moneta facendo debito, ma ora è finita: nulla sarà come prima. Quindi l'invito all'austerità è anche un invito al rigore al rigore morale, a una corretta scala di valori”. Tabacci respinge quindi la “legge del più forte”che domina oggi nel paese: “Da una parte c'è chi vuole tutelare i beni comuni e il benessere dei popoli, dall'altra chi pone il profitto e la produzione al centro dell'azione pubblica e privata. Ma non può essere l'unico riferimento, basta con la regola del più furbo, questo deve essere il dato culturale di riferimento per il futuro”.

25/01/2013, ore 17:59 - Tabacci, il Piano del Lavoro è l'approccio giusto
“Il Piano del Lavoro ci interessa molto, anche se alcuni compiti competono al sindacato e altri al governo”. Così Bruno Tabacci, leader del Centro Democratico. “E' già molto immaginare che una forza sindacale abbia una visione complessiva, è questo l'approccio giusto – ha aggiunto -. Sulla riforma del fisco, c'è da affrontare il sommerso, la corruzione e l'evasione di sistema. Le stime Istat dicono che il 17% dell'economia italiana è irregolare, a cui va aggiunta l'economia mafiosa e quella informale. C'è una colossale evasione sistematica che determina la caduta del diritto di cittadinanza. Sul fronte delle tasse, si può lavorare per rendere l'Imu progressiva”.

25/01/2013, ore 17:59 - Tabacci, il maggiore sindacato italiano chiede un cambiamento
“Da qualcuno la Cgil è stata definita roccaforte della conservazione, ma – citando Tommaso Moro – bisogna avere la forza di cambiare le cose da cambiare e conservare quelle da conservare. E la forza di distinguere le une dalle altre”. Lo ha detto il leader del Centro Democratico, Bruno Tabacci, aggiungendo: “Moro ha fatto il ritratto del buon politico: distinguere le cose da cambiare dalle altre”. Tra innovatori e conservatori “non c'è uno schema bipolare – ha spiegato -, chi alimenta queste tesi è un evocatore del pensiero unico liberista, non certo dell'economia sociale di mercato. E questo non è l'approccio giusto per ripartire. Nessuno può bollare l'altro con il marchio della conservazione, ma anzi bisogna recuperare le buone ragioni della politica. Oggi il più grande sindacato italiano chiede un radicale cambiamento di rotta”.

25/01/2013, ore 17:44 - Casola (Filctem Napoli), lavoro è antidoto per illegalità e sommerso
Dopo l'intervento del leader del Pd, Pierluigi Bersani, ha preso la parola dal palco del Palalottomatica di Roma Mauro Casola, della Filctem Cgil di Napoli, a testimonianza della difficile situazione di crisi in cui versa la regione Campania. “Volendomi riallacciare alle considerazioni di Bersani – ha detto – mi auguro che con il prossimo governo finisca una stagione in cui la rappresentanza sociale è stata considerata un ostacolo, perché si tratta del primo ingrediente da cui ripartire”. Particolare attenzione è stata posta dal sindacalista alla questione dei giovani. “Questo paese – ha sottolineato - ha tante energie, tra queste ci sono i giovani che devono essere coinvolti, devono poter contribuire a cambiare il paese”. Mentre oggi, in questa fase di recessione, “abbiamo circa 150mila ragazzi ai quali non sono stati rinnovati i contratti, e lo sfruttamento è destinato ad aumentare”. In merito all'accordo separato tra le parti sociali, a suo giudizio “c'è una strana concezione della produttività: nell'ultimo decreto sono stati ridotti i diritti, io credo invece che bisogna ridare dignità al lavoro. Non è accettabile che non si abbia il diritto alla maternità e paternità, alla malattia”. Il giovane sindacalista ha poi ricordato la drammatica situazione della Campania e del Sud in generale, “un territorio in cui le difficoltà vengono amplificate” e dal quale tanti giovani sono costretti ad andare via per costruirsi un futuro. “Bisogna dare valore alle passioni per costruire nuove prospettive occupazionali in Campania. Il tema centrale – ha concluso Casola - deve essere quello della legalità e della lotta al lavoro nero. Tutto passa per il lavoro, è l'unico modo che abbiamo per dare certezze al paese e costruire l'antidoto contro le mafie”.

25/01/2013, ore 17:43 - Amato, per uscire dalla crisi un’Europa federale
Se la crisi ha la sua radice nell’autonomizzarsi della finanza rispetto all’economia reale, nella scoperta che “far soldi con i soldi” può essere più conveniente che investire nella produzione e nel lavoro, come si può invertire la tendenza? Questo il tema che Giuliano Amato ha affrontato nella seconda parte del suo intervento, indicando alla platea del Palattomatica tre direzioni di marcia. La prima dovrà essere l’introduzione di “regole per portare i soldi non verso i soldi, ma verso attività che producono merci e servizi”. La seconda, un modo diverso, in Europa, di gestire la crisi. Finora non si è fatto nulla per “implementare produzione e pil con le maggiori entrate derivanti da una maggiore crescita”. La politica dell’Europa, puntando al risanamento dei bilanci, ha avuto l’unica preoccupazione dell’austerità, non si è posta il problema della crescita. Ma “per fare una politica di crescita abbiamo bisogno di un’Europa federale” ha detto Amato”. “Oggi, invece – ha proseguito –, siamo governati da un congegno intergovernativo. E così possiamo solo pagare i nostri rispettivi debiti, non ci sono strumenti fiscali di livello superiore che permettano di intervenire sulle economie reali”. Terzo punto su cui riflettere – e intervenire –, il ciclo tecnologico. Bisogna sapere che “crescita e innovazione possono anche voler dire meno lavoro. Allora dobbiamo tornare all’idea che dai settori più innovativi e con più entrate si devono trasferire risorse ai settori dove c’è più bisogno di lavoro: ai servizi alla persona e alla famiglia”. “E qui – ha chiarito Amato – il mercato da solo non ce la può fare. Occorre un forte intervento pubblico”. “Se questo panorama ha un senso, abbiamo fatto abbastanza? La colpa è forse del sindacato?”. Ognuno deve assumersi “le sue responsabilità”. Fra gli altri il sistema bancario, che “non è cambiato come si doveva, come ricordava oggi la direttora del Fondo monetario internazionale”. C’è necessità di un ritorno della finanza all’economia reale. E “non si deve aver paura, in questo senso, di un ritorno al passato, ad esempio degli istituti di credito speciale di un tempo”. “È importante quello che la Cgil ha fatto – è la conclusione di Amato –. È importante che l’Italia torni a interrogarsi sul proprio futuro, che si faccia un inventario di cosa serve per far crescere la ricchezza degli italiani”. E tra queste una particolare attenzione andrebbe al lavoro cooperativo. “Al lavoro cooperativo com’era una volta: reti anche piccole di lavoro, per consentire a persone che oggi affrontano la vita da soli, un lavoro solidale. Insomma “sul nostro futuro dobbiamo tornare a investire; non scommettere, come spesso si dice. Ce la fece l’Italia di Di Vittorio, ce la possiamo fare anche adesso”.

25/01/2013, ore 17:23 - Amato, finanza ha sopraffatto economia reale
Quando Di Vittorio lanciò il Piano del lavoro, sessant’anni fa, disse che se il progetto si fosse avviato i lavoratori avrebbero fatto la loro parte di sacrifici. Si potrà anche discutere dei sacrifici di cui la Cgil dovrebbe farsi carico oggi. “Ma quello che mi pare opinabile, quando la situazione si fa davvero difficile, è che gli occhi vengano puntati sul sindacato, e che ci si metta a discutere di mercato del lavoro”. Ha iniziato così, oggi pomeriggio, Giuliano Amato, attaccando un luogo comune – un luogo comune che ha avuto poi conseguenze pesanti per i lavoratori –, il suo intervento alla Conferenza di programma della Cgil, in corso a Roma presso il Palalottomatica. "Come se l’assenza di lavoro che caratterizza l’Italia di oggi – ha proseguito –, fosse figlia delle regole del mercato del lavoro. Le possiamo cambiare tutte da cima a fondo, non cambierebbe nulla”. La realtà, la ragione vera del dramma che in questi anni stiamo vivendo, è un’altra: il gigantesco cambiamento del rapporto tra economia reale e finanza, la scoperta che può essere più conveniente investire nella seconda che nella prima. È un rovesciamento che ha prodotto e produce distruzione di lavoro, e conseguenze, sotto il profilo etico, civile, molto pericolose. È il ritorno del Gatto e la Volpe, che nel Pinocchio di Collodi per far soldi seminano soldi. Un fare negativo: per essere buoni cittadino bisogna andare a scuola e poi lavorare, questo voleva dirci Collodi. Non è più così: la realtà è la finanza che genera finanza, un demone che divora le prospettive di lavoro e si abbatte come uno tsunami sull’economia reale: 600 trilioni di dollari di derivati, una gigantesca ricchezza crescita su un castello di carta, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti".

25/01/2013, ore 17:07 - Bersani, Italia ha energie per uscire da crisi
“L'Italia ha le energie per uscire dalla crisi. Concentriamo la legislatura sul tema della base produttiva, che va”. E poi, “lavoriamo sulla spesa corrente, per eliminare gli sprechi e la corruzione e rafforzare welfare e scuola”. Inoltre, bisogna “potenziare la progressività delle imposte esistenti, a iniziare dall'Imu”. Il paese, ha concluso, "può trovare la spinta per andare avanti dall'alleanza tra i lavoratori, i più deboli e i civici".

25/01/2013, ore 16:54 - Bersani, forze sociali non sono controparte governo
“Le forze sociali non sono controparte del Governo. Né quando governa, né quando fa campagna elettorale. Se per dirsi innovatore bastasse dire che l'altro è conservatore, sarebbe troppo facile”.

25/01/2013, ore 16:52 - Bersani, sì a revisione patto stabilità
“Tra i primissimi impegni c'è la revisione del patto di stabilità per i Comuni, per dar modo di fare investimenti e riattivare i pagamenti”.

25/01/2013, ore 16:49 - Bersani, torniamo a puntare su economia verde
“Le politiche di green economy furono inventate dal centrosinistra e poi abbandonate dai governi di destra, ora vanno riprese”.

25/01/2013, ore 16:44 - Bersani, dobbiamo dare scossa civica al paese
“Dobbiamo dare una scossa civica al Paese, con norme contro la corruzione, il conflitti d'interessi, contro le mafie e sui costi della politica”.

25/01/2013, ore 16:43 - Bersani, austerità e rigore sono la condizione della politica economica, non l'obiettivo


25/01/2013, ore 16:40 - Bersani, senza lavoro non c'è neppure innovazione
“Il senso della politica economica è la buona occupazione, il lavoro. Solo da questo concetto può partire l'innovazione”.

25/01/2013, ore 16:38 - Bersani, iniziativa utile per uscire da cabarettismi campagna elettorale
"Mi auguro che questa iniziativa aiuti la campagna elettorale a uscire dai cabarettismi".

25/01/2013, ore 16:36 - Bersani: uguaglianza, lavoro, diritti, onestà, i valori che porteremo al governo


25/01/2013, ore 16:32 - Bersani, Pd coerente per civilizzazione della politica
"Il Pd ci sta mettendo coerenza, coraggio e partecipazione, per contribuire alla civilizzazione della politica". Così il segretario dei democratici, Pier Luigi Bersani, inizia il suo intervento alla Conferenza di programma della Cgil in corso a Roma.

25/01/2013, ore 16:30 - Landini (Fiom), intero sistema industriale a rischio
“Siamo di fronte al rischio che salti un intero sistema industriale. Paghiamo da troppo tempo i ritardi e l'assenza di una vera politica industriale”, non solo dal governo Berlusconi. La critica arriva dal segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, nel corso del suo intervento alla conferenza di programma della Cgil. Prende ad esempio il caso Ilva. “Se il mantenimento della siderurgia è una scelta strategica per il Paese, non si può credere davvero che il suo futuro e gli investimenti che servono possano essere affidati alla famiglia Riva. Serve – spiega – un intervento, anche transitorio, del pubblico per garantire che vengano fatti gli investimenti necessari a risanare la situazione”. Guardando poi alla scelte politiche degli ultimi anni, non risparmia critiche al presidente del Consiglio Monti, anche per aver aperto la sua campagna elettorale dalla Fiat Melfi, un'azienda che negli ultimi 2 anni è stata condannata 40 volte per comportamento antisindacale e discriminazione. “Monti – accusa – ha giurato sulla Costituzione del nostro Paese e annuncia la sua candidatura in un'azienda che lede i principi costituzionali”. Critica l'indebolimento dell'articolo 18 chiedendone il ripristino e il superamento della precarietà. Sottolinea la necessità di cancellare l'articolo 8, che permette di derogare alle leggi e ai contratti, e di rimettere mano alla riforma delle pensioni, che definisce “folle”. Una misura che, se si mette insieme alla proposta di aumentare l'orario di lavoro, genera solo la riduzione dei posti di lavoro. “Non ci vuole un professore universitario – dice - per capirlo”. Serve invece ridurre l'orario, ma non in modo indiscriminato. Vanno incentivati i contratti di solidarietà e la redistribuzione del lavoro scelta al posto dei licenziamenti. Infine, lancia una provocazione. “A questa iniziativa, visto che le proposte sono a tutto il Paese, avrei invitato tutti, a partire da Monti, per dimostrare che le nostre proposte sono migliori delle sue”.

25/01/2013, ore 16:27 - Andriani, occorre un salto di qualità
Nel piano del lavoro e nella relazione di Susanna Camusso “si fa riferimento a un nuovo modello di sviluppo”, ricorda l’economista. “Ma la crescita degli ultimi trenta anni è stata effettuata con un indebitamento record. Si parla di aumento della domanda interna trainata da un aumento degli investimenti. “Ogni sistema economico è fatto di tante parti: servizi pubblici, trasporti, logistica, servizi alla persona; allora è chiaro che un modello di sviluppo di quel tipo produrrà un aumento di occupazione su quel versante. Ma affinché l’aumento della domanda non crei uno squilibrio, è parimenti importante che non pesi sulla bilancia dei pagamenti con l’estero. Un’operazione di questo genere non può essere fatta senza una politica industriale adeguata. E ciò comporta notevoli spostamenti all’interno del mondo del lavoro. Il problema è che tale mobilità sia assicurata a tutti – prosegue l’economista -. Bisogna far fare un salto di qualità a tutto il sistema, intendendo il mercato del lavoro, come meccanismo attrezzato delle risorse umane, mediante lo sviluppo di politiche sociali e formative”. A livello europeo, non si fa nulla nel delineare una strategia alternativa rispetto alle attuali politiche adottate. “Credo – ha detto Andriani - che siano necessarie politiche non uguali per tutti i paesi, ma differenziate, a seconda delle specificità dei diversi paesi. Inoltre, sarebbe indispensabile un’unione bancaria vera, con una banca centrale europea che lo sia davvero. Mi rendo conto che ci possono essere anche degli obiettivi intermedi, a parte quelli che persegue la Germania. Dopodiché, ci vuole una capacità strategica per investire a livello nazionale e internazionale. Ogni paese deve poter avere un’efficienza di questo tipo”. “Camusso – conclude Andriani - ha fatto riferimento anche alla mobilitazione del risparmio privato. I fondi pensione non sono moltissimi, ma potenzialmente vi sono capacità enormi, pari a trilioni di euro in teoria disponibili. Senza dimenticare che le cose possono cambiare anche in Germania: non c’è solo la posizione della Merkel, e in tale ottica i sindacati possono dare un forte contributo anche in quel paese verso il cambiamento”.

25/01/2013, ore 16:27 - Andriani: uscire dalla crisi non sarà semplice
Nel suo intervento alla conferenza di programma della Cgil il professor Silvano Andriani ha innanzitutto ricordato la sequela di previsioni non ottimistiche per il futuro dell’Italia. “Quel che vedo è che tra chi fa previsioni nessuno dice da cosa trarrebbe origine la ripresa economica”, ha ricordato Andriani. “Negli anni 30 si uscì dalla profonda crisi solo con enormi cambiamenti e dopo oltre un decennio, con un gigantesco intervento pubblico necessario per tutti i paesi che parteciparono all’intervento bellico. Oggi la crisi in atto è assai simile a quella e uscirne non sarà facile per nessuno. Si susseguono appelli e proposte e in Italia qualcuno pensa che ad essere pessimisti è solo la Cgil di Susanna Camusso”. La questione del debito pubblico nei paesi capitalizzati ha raggiunto livelli record, ha sottolineato ancora il professore, e dopo cinque anni di crisi il livello del debito non è diminuito, anzi, è addirittura aumentato. Il debito continua ad aumentare per tutti. Dopodiché si fa appello alle nuove generazioni, ma è esattamente il debito accumulato sinora che peserà in modo particolare sulle nuove generazioni. “Da una parte, ha detto ancora Andriani, c’è chi pensa che il mercato risolverà ogni cosa. Ma non ci si accorge che la crisi è nata proprio dal mercato, per la precisione nel cuore dei mercati finanziari del mondo. Viceversa, c’è chi pensa che solo con il recupero della politica sul potere finanziario si potrà risolvere la crisi”.

25/01/2013, ore 16:08 - Landini (Fiom), serve legge sulla rappresentanza
“L'iniziativa di oggi si colloca in una fase molto delicata del Paese e vita delle persone che rappresentiamo. Rimettere al centro il lavoro è un fatto decisivo”. Lo spiega il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, nel suo intervento alla Conferenza di programma della Cgil. Invita a partire dall'analisi della reale condizione di vita e di lavoro delle persone e chiede di fare attenzione all'idea che si sta diffondendo nel nostro Paese che, pur di lavorare, vada bene qualsiasi condizione. “Il lavoro – spiega –, o ha diritti, o non è lavoro. Ma mai come in questo momento, i diritti individuali e collettivi sono sotto attacco”. Quando Di Vittorio lanciò il piano del lavoro, ricorda il leader della Fiom, lanciò anche l'idea della conquista dello Statuto dei Lavoratori”. Oggi, invece, “si usa la crisi per scardinare il sistema dei diritti, si tenta di limitare la libertà a contrattare collettivamente la propria condizione per andare ad un'idea corporativa e aziendalista della contrattazione, fino a riportare ogni aspetto della prestazione del lavoro ad una condizione individuale”. A suo giudizio, dunque, “serve una legge sulla rappresentanza, non per garantire questa o quella organizzazione sindacale, ma per garantire il diritto delle persone a decidere degli accordi che li riguardano e a scegliere il sindacato che le rappresenti”. Per Landini si tratta del punto centrale in questa fase e dell'unica possibilità per superare le divisioni sindacali. Il ragionamento torna poi sulla necessità di dare alla contrattazione una dimensione europea, per evitare la competizione tra lavoratori dei vari Paesi, rischio che corriamo anche in Italia. “Se non offriamo noi un terreno per la riunificazione delle proteste, rischiamo una guerra tra poveri e l'arretramento sociale del Paese. La Cgil – conclude – è l'unica organizzazione che può farlo”.

25/01/2013, ore 16:04 - Palma (Enea), la crisi ha messo in ginocchio la ricerca
“La conoscenza in Italia vive da tempo una stagione di tagli, confermato anche dalle ultime disposizioni della spending review, che vedono a partire dal 2013 un taglio del fondo ordinario degli enti di ricerca di circa 90milioni di euro”. Così Daniela Palma, ricercatrice dell'Enea, ha aperto il suo intervento dal palco del PalaLottomatica a Roma, aggiungendo che nel 2011 in Italia si è investito in ricerca poco più dell'1% del Pil nazionale. Dati preoccupanti che raccontano di un Paese che, ogni anno, perde giovani ricercatori, i cosiddetti 'cervelli in fuga'. Per De Palma è proprio il “depauperamento della base scientifica nazionale uno dei motivi del declino dell'Italia”. La crisi, infatti, ha proseguito la ricercatrice “ha un duplice aspetto: internazionale e di ritardo scientifico e tecnologico. Per poter rimettere in moto la crescita occorre ricorrere al patrimonio delle conoscenze scientifiche e tecnologiche, ma affidare ciò ad un sistema produttivo arretrato non può produrre un risultato soddisfacente, per questo sono necessari gli investimenti”.

25/01/2013, ore 15:34 - Valentino, Cgil Catanzaro: il lavoro può liberare energie positive
La mia terra è un posto meraviglioso. La gente che ci vive, però, la avverte inospitale. Ci vivi con la sensazione che non sia il tuo posto nel mondo. E se vuoi viverci da persona libera avverti che c'è qualcuno più potente della giustizia, dello Stato, che prova a impedirtelo. È il potere della 'ndrangheta. A casa mia c'è una guerra, spietata, per il denaro. La 'ndrangheta continua ad esercitare il controllo del territorio. Le nostre ricchezze sono spolpate dalla criminalità. Ma tutto questo avvviene più che per il potere economico per il potere culturale che essa esercita. E chi sfida questo potere sul piano culturale, penso ai parroci di frontiera, a tanti giornalisti spesso precari, viene minacciato. C'è una guerra nella mia terra e le istituzioni sono entità lontane. Solo il lavoro può liberare energie positive: la gente abbassa la testa per un lavoro, perché c'è da portare il pane a casa, si firmano allora buste paga fasulle, si accetta qualunque opportunità per precaria che sia, anche se non risponde al tuo percorso di studi. Perché il curriculum è carta straccia nella mia terra, quel che contano sono le amicizie giuste. Così quando tua dignità è calpestata ti convinci che quella non può essere casa tua, che nel posto dove sei nato non ci stai bene e non ti resta cha partire. Così siamo diventati un popolo abituato a tenere pronta la valigia per partire o accettare di vivere nella precarietà. La mia terra ha tanti guai ma anche tante risorse, bellezze, opportunità, che se sfruttate possono creare occupazione, crescita, ricchezza. Invece di valorizzare questo patrimonio si tagliano risorse agli enti locali, alla sanità, al welfare, e chi paga i disservizi sono sempre i più deboli. Chi ha governato la nostra terra in questi anni ha occupato la Calabria ma non se n'è occupato. Assistiamo impotenti alla distruzione sistematica di ciò che abbiamo. Quando per vivere dignitosamente servirebbe poco. Buon senso, amore per la terra, la semplicità della cultura contadina. Investire sulle infrastrutture, mettere in sicurezza il territorio, costruire dighe per dare acqua all'agricoltura, produrre energia pulita, modernizzare i siti industriali, rivalutare i centri storici, aumentare l'offerta ricettiva. E' il contrario di quello che accade in realtà. Tante cose si potrebbero fare se la politica avesse a cuore il destino del suo popolo. Noi possiamo, se riusciamo a farci ascoltare dalla gente, a farci ascoltare dalla politica. La buona politica, quella che fa emozionare i cuori, vive tra la gente per bene, anche nella mia terra. Vive nelle nostre manifestazioni, nelle piazze, vive perché la Cgil contribuisce ad alimentare questa speranza.

25/01/2013, ore 15:33 - Vendola, senza sindacato la democrazia è sconfitta
"Chi chiede lo scalpo della Cgil vuole abolire il mondo del lavoro. Senza i sindacati non si irrobustisce la voce dei lavoratori, ma anzi si segna il declino e la morte dei lavoratori. L'assalto al lavoro è il punto inquietante della battaglia politica che si sta determinando. Il sindacato è il presidio dei diritti dei lavoratori e i lavoratori già oggi sono penalizzati e in ginocchio. Senza sindacato non avrebbero diritto di negoziazione. Le elite che vogliono lo scalpo della Cgil lo fanno non per antipatia verso il massimalismo ma per abolire quel punto di vista che fa del mondo del lavoro l'osservatorio sulle sofferenze della gente. Il nodo lavoro-democrazia è insuperabile. Se non si offre buona occupazione, la democrazia è sconfitta”. Lo ha detto il leader di Sel, Nichi Vendola, intervenendo alla Conferenza di programma. “Vediamo, per esempio, Monti che dice che i guai dell'Italia di questo ultimo ventennio sono da addebitare alla destra e alla sinistra. Monti vuol fare il Beppe Grillo con il loden: la verità è che la destra ha governato ed ha avuto l'egemonia culturale per un ventennio in questo Paese. Quell'egemonia è colpa anche della sinistra che ha perso ogni contatto con la civiltà del lavoro. Ecco perché, io credo, che il centrosinistra debba assolutamente recuperare il rapporto col mondo del lavoro, partendo da una legge sulla rappresentanza sindacale, che non è più rinviabile".

25/01/2013, ore 15:14 - Dell'Orco (Spi Cgil Monterotondo), benessere dell'individuo sia priorità
Ad aprire la seconda parte della giornata di lavori è Gabriella Dell'Orco, della Lega Spi Cgil di Monterotondo (Roma) che, nel ricordare un passo del libro intervista di Susanna Camusso 'Il lavoro perduto', ha sottolineato l'importanza dell'iniziativa di oggi e del 'Piano del Lavoro'. Si tratta, ha spiegato, di “un grande impegno per l'occupazione e il benessere di tutta la società, perché bisogna agire tutti insieme e dire: cambiare si può”. Dell'Orco ha sottolineato l'importanza di interventi nel welfare, per la creazione di nuovi posti di lavoro, per la formazione e per la lotta all'evasione fiscale. “Occorre spendere le risorse per il fondo della non autosufficienza prevedendo sostegno economico ai singoli e alle famiglie, alle persone disabili; occorre migliorare i servizi e l'assistenza alle nuove fasce di povertà che comprendono anche classe media”. A nome dello Spi, ha concluso, “per uscire dalla crisi è necessario che il benessere dell'individuo venga considerato una priorità”.

25/01/2013, ore 14:18 - Barbi (Cgil): il Piano ha un’ambizione strutturale
La Cgil auspica quindi un programma di cambiamento che possa realizzarsi tramite “un governo e un Parlamento che propugni una nuova politica economica in Italia e in Europa, quella politica di cui i lavoratori hanno profondamente bisogno”. Un programma che la Cgil ha condensato nel Piano del lavoro, considerato da Barbi “una proposta sia di innovazione e di new deal in tutti i settori della produzione sia di pieno sostegno dei beni comuni, quali quelli sociali, ambientali e culturali”. Il Piano, ha aggiunto il segretario confederale, ha un’ambizione “di carattere strutturale: ha funzione anticiclica ma nello stesso tempo disegna un’idea di futuro più sostenibile, crea nuova domanda ma non trascura la nuova offerta di prodotti e nuove tecnologie, prevede un finanziamento pubblico nazionale straordinario ma attiva anche risorse aggiuntive da parte dei privati. In pratica, un motore pubblico che inneschi anche un nuovo motore sociale”. L’ultima battuta, che prende le mosse dalle recenti vicende dell’Ilva di Taranto, è sulla coniugazione di lavoro e ambiente: “l’ambiente è il futuro del lavoro, come rivela un recente studio americano, che ha dimostrato come gli investimenti in nuova energia e sostenibilità ambientale creano lavoro per ben otto volte in più di quelli in petrolio e armamenti; ma anche il lavoro è futuro dell’ambiente, perché solo un modello di sviluppo fondato sulla qualità e dignità del lavoro può avere il necessario amore e rispetto per l’ambiente”.

25/01/2013, ore 14:18 - Barbi (Cgil): Piano del Lavoro disegna futuro più sostenibile
“La crisi che stiamo attraversando non è solo economica, ma investe l’intero modello di sviluppo. E per combatterla serve una svolta di politica economica sia in Italia sia in Europa. Bisogna quindi tornare a ragionare sulla natura della crisi, segnata in Italia prima dalla negazione della sua gravità da parte del governo precedente, poi da una linea di austerità espansiva che ha fallito”. Ha iniziato così il suo intervento Danilo Barbi, segretario confederale Cgil, parlando dal palco della Conferenza di programma della Cgil in corso al PalaLottomatica di Roma. Un ragionamento, dunque, sul modello di produzione e consumo attualmente egemone, fondato su quattro pilastri: “la finanziarizzazione dell’economia, cioè la creazione di moneta da moneta, senza quindi produrre merci e servizi; l’eccesso di consumi individuali; il primato della domanda estera e delle esportazioni, tuttora sostenuto da Confindustria; la svalutazione del lavoro, con la conseguente crescita delle disuguaglianze sociali e salariali”. Questi quattro pilastri, ha spiegato Barbi, vanno ribaltati mediante “la definanziarizzazione dell’economia e la riforma della finanza, partendo dall’assunto che le banche non sono imprese come tutte le altre; la restituzione di valore ai consumi collettivi, che comporti quindi una nuova idea di sostenibilità dell’economia; il sostegno alla domanda interna; la creazione di lavoro, guidata da una politica pubblica che abbia l’obiettivo di impiegare le risorse che già abbiamo”.

25/01/2013, ore 13:56 - Bilongo (Flai), 400mila migranti 'invisibili' nelle campagne
Per i lavoratori migranti, “la grande difficoltà nell'ultimo decennio in Italia è stata, la legge Bossi-Fini: non basta smantellarla, non ne deve rimanerne nulla”. A dirlo è Jane Renè Bilongo, responsabile del coordinamento migranti della Flai, nel suo intervento alla Conferenza di programma della Cgil in corso al PalaLottomatica di Roma. “Cinque milioni tra donne, fanciulli e uomini – sottolinea – guardano con fiducia al nostro paese. Sono i nuovi italiani che vivono con angoscia le vicende dell'Italia, che danno un contributo al Pil, alla crescita demografica e all’arricchimento. Gente come me, partita da un piccolo paese equatoriale, venuta qua per cercare un pezzo di vita, nonostante tutte le difficoltà, a volte poste perfidamente sui nostri percorsi”. Eppure il lavoro degli immigrati è “spesso demonizzato, anche se in questo lungo periodo di sconforto non si sono sentiti soli. La Cgil si è schierata dalla nostra parte, ha alzato le barricate richiamando le istituzioni alla responsabilità, anche con lo slogan, di poche ed efficaci parole: L’italia sono anche io”. Nel piano del lavoro, osserva poi Bilongo, “si parla di integrazione di quei cinque milioni di stranieri che vivono in questo paese e sono una componente essenziale della nostra comunità. Ma l’integrazione deve riguardare anche tutta quella parte di persone senza permesso di soggiorno. Sono 400mila i lavoratori nelle nostre campagne, lavoratori che sono invisibili, anche se tutti li vedono, tutti ci parlano. Per questo la Flai si è riscoperto sindacato di strada: una risposta chiara, una contrapposizione netta all’arroganza dei caporali talvolta spinti dai quei padroni che pensano che i lavoratori debbano solo essere sfruttati”. Tra qualche giorno la sigla di categoria andrà in Tunisia per firmare un accordo affinché chi parte dal Mediterraneo non finisca più in luoghi angusti: gli sportelli di tutela e supporto iniziano in patria e finiscono in Italia, per seguire il loro percorso, sapere dove sono e per garantire loro i diritti contrattuali. “Il lavoro - conclude Bilongo - per garantire un'esistenza libera e dignitosa”.

25/01/2013, ore 13:26 - Vendola, il prossimo governo farà legge su rappresentanza
“Tra i primissimi atti del nuovo governo di centrosinistra ci sarà la legge sulla rappresentaza sindacale che è un appuntamento non più rinviabile”. Lo afferma il leader di Sel, Nichi Vendola, intervenendo alla conferenza di programma della Cgil. La platea gli riserva un lungo applauso.

25/01/2013, ore 13:21 - Vendola, chi vuole scalpo sindacato cancella lavoro
“Le elites che chiedono lo scalpo della Cgil vogliono abolire il punto di vista del mondo del lavoro, quel punto di vista che fa del mondo del lavoro un osservatorio sulla differenza della gente". Così il presidente di Sel, Nichi Vendola, nel suo intervento alla conferenza di programma della Cgil. “Ma la democrazia e il lavoro - ha aggiunto - sono inscindibili. Senza il lavoro la democrazia è incompiuta”.

25/01/2013, ore 13:20 - Barca, responsabilizzare dirigenti P.a.
"Perché la qualità delle azioni pubbliche sia di rilievo, la macchina pubblica deve cambiare", ha detto il ministro Barca nel suo intervento alla Conferenza di programma della Cgil. "Nel Piano del lavoro - ha aggiunto - è giustamente indicato l'obiettivo di completare il processo di privatizzazione del rapporto di lavoro, ma occorre anche combinarlo con autonomia di bilancio e responsabilizzazione della dirigenza pubblica".

25/01/2013, ore 13:12 - Un minuto di silenzio per Guido Rossa
La platea della Conferenza di programma della Cgil osserva un minuto di silenzio per ricordare Guido Rossa, l'operaio Italsider e sindacalista Cgil ucciso dalle Brigate Rosse il 24 gennaio di 34 anni fa.

25/01/2013, ore 13:07 - Barca: scuola, serve valutazione insieme a insegnanti
"Fondamentale prendere più di petto il tema dei temi, in maniera di istruzione. E cioè come fronteggiare il fallimento dello Stato nel porre gli studenti tutti al medesimo punto di partenza. Perché allora non puntare di più sulla valutazione della scuola, non contro ma insieme agli insegnanti, combinandola con i processi autovalutativi interni", ha detto Fabrizio Barca nel suo intervento alla Conferenza di programma della Cgil, invitando il sindacato a un "compromesso moderno" sul tema.

25/01/2013, ore 13:05 - Valfrè (Fp Torino), un grande intervento per rilanciare la p.a.
“In questi anni le campagne denigratorie e le scelte politiche sul lavoro pubblico hanno generato una forte crisi di credibilità delle Amministrazioni Pubbliche. Ne è stata distrutta l'immagine. La Pa inefficiente, fatta di burocrati. Ne è stato distrutto, ridotto anche numericamente, il capitale umano. Soprattutto è stato cancellato molto lavoro qualificato delle donne. Nel silenzio generale, senza il clamore e l'attenzione che accompagnano le tante situazioni di crisi nel settore privato”. Lo afferma  Enrica Valfrè, Segretaria Generale Fp-Cgil Torino. "Occorre un nuovo e più grande intervento pubblico - prosegue -, occorre ricostruire la credibilità della P.A. e del lavoro. E per restituire dignità al lavoro in primo luogo occorre riaprire la stagione contrattuale, rinnovare il contratto nazionale fermo da 37 mesi. Non è solo una questione, importante, di retribuzione e di salario. Il contratto è lo strumento per conoscere il lavoro e le sue condizioni materiali. E' attraverso la contrattazione che abbiamo cambiato la Pa, pensato e praticato i suoi più importanti cambiamenti”. “Ridare dignità al lavoro pubblico vuol dire tornare ad assumere – a suo avviso -. Stabilizzare i precari, progettare un piano straordinario di assunzioni di giovani, portatori di capacità, entusiasmo, innovazione. Non uno sblocco generalizzato del turn over ma assunzioni selettive e qualificate nei settori che il nostro piano del lavoro individua come strategici. Assunzioni per la cura del territorio e dell'ambiente, senza dimenticare l'importanza della gestione del ciclo dei rifiuti. Valorizzare il nostro patrimonio artistico, storico e culturale. Un dato per tutti, per spiegare la gravità della situazione odierna: oggi in questo settore l'età media è di 58 anni!”  “Tutelare la nostra tradizione, la memoria, ripensando il futuro: assunzioni e investimenti su informatizzazione e innovazione tecnologica per semplificare la PA, renderla più vicina ai cittadini e alle imprese, per garantire trasparenza e legalità”. “E poi il lavoro di cura, un pezzo importante del nostro welfare. Per garantirlo dobbiamo affrontare il tema delle risorse, del rapporto tra quelle pubbliche e quelle private. E quindi facciamola davvero una revisione della spesa, facciamola per recuperare risorse, con un presupposto: che la PA dev'essere presente dappertutto, anche dove non conviene economicamente, che ci sono settori nei quali ulteriori tagli non sono più sopportabili, penso ad esempio ai 30 miliardi in meno per la sanità in 5 anni. L'attenzione alla spesa è fatta di cancellazione di sprechi, che va perseguita, ma anche da una nuova etica e responsabilità nell'utilizzo delle risorse pubbliche che abbiamo a disposizione”.

25/01/2013, ore 12:59 - Schulz: Ue al bivio, o vinciamo insieme o perdiamo insieme
“Soltanto con una maggiore integrazione e solidarietà tra i paesi europei possiamo affermare la nostra competitività e i nostri standard nel contesto della globalizzazione. Potremo affrontare le sfide economiche, sociali e ambientali del ventunesimo secolo soltanto su scala europea: è una sfida che ci riguarda tutti; o la vinciamo insieme o la perdiamo insieme. Grazie e vi auguro un proficuo svolgimento dei lavori”. Così il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, conclude il suo messaggio inviato alla conferenza di programma della Cgil.

25/01/2013, ore 12:59 - Barca, attenzione alla creazione diretta di lavoro
"Nelle indicazioni relative alle manovre da realizzare, dubito che dalla riforma fiscale possano venire i 40 miliardi prefigurati nel Piano del lavoro della Cgil". Così Fabrizio Barca, ministro della Coesione territoriale, nel suo intervento nel corso della Conferenza di programma della Cgil a Roma. Qualche dubbio il ministro lo ha espresso anche rispetto all'incidenza, delineate nel Piano, della creazione diretta di lavoro, perché "c'è il rischio che si possa prefigurare una nuova stagione di lavori socialmente utili. Difficile in pochi mesi mettere in piedi, per il prossimo governo, una creazione di genuini beni e servizi utili davero per la collettività". Più enfasi, nota Barca, andrebbe invece messa nella creazione di lavoro legata al welfare.

25/01/2013, ore 12:58 - Schulz, errore vedere sindacati come ostacolo
“Chi vede i sindacati come elemento accessorio o come elemento di disturbo, non capisce il loro contributo a favore della coesione sociale”. Così il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, nel video messaggio inviato alla conferenza di programma della Cgil. “I sindacati non sono una 'lobby', una rappresentanza di interessi come le altre: essi difendono un diritto fondamentale, il lavoro. La loro assunzione di responsabilità verso i lavoratori e anche verso chi il lavoro non ce l'ha, come il Piano della Cgil dimostra, è ancor più preziosa in un periodo di crisi. Quando austerità e sacrifici colpiscono i più deboli, quelli che più degli altri hanno bisogno di uno stato sociale forte, è allora che i sindacati danno loro una voce. Signore e signori, non voglio che i miei figli, domani, siano obbligati a lavorare senza orario, senza regole e senza protezione, perché così le nostre economie saranno competitive con la Cina. Ciò che voglio è che i bambini cinesi, domani, possano avere diritti e standard come quelli dei miei stessi figli. Per far si che questo si realizzi, ci serve un'Europa forte”.

25/01/2013, ore 12:57 - Schulz: condivido idea Cgil su uscita crisi con lavoro
“La soluzione alla crisi, condivido pienamente l'obiettivo del vostro programma, è creare occupazione dignitosa e sostenibile. Soltanto così potremo restituire speranza”. Così il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, nel video messaggio inviato alla conferenza di programma della Cgil. “Il lavoro è la realizzazione dell'individuo nella società. Come tale, esso è sinonimo di stabilità, di libertà interiore e di dignità. Permettetemi di citare un altro grande italiano, Roberto Benigni: 'Quando riceviamo la nostra busta paga, non troviamo solamente i soldi, noi ritroviamo noi stessi – quella busta non è avere, ma essere! Quando la riceviamo, il nutrimento non è soltanto del corpo, ma dell'anima. E' per questo che senza il lavoro tutto crolla. Crollano la Repubblica e la democrazia, che sono il corpo e l'anima delle nostre istituzioni!'. In questo quadro il ruolo dei sindacati è essenziale”.

25/01/2013, ore 12:56 - Schulz: Portogallo allievo modello Troika, ora alla fame
“Qualche giorno fa ero in Portogallo, l'allievo modello della Troika, che ha fatto più riforme di quanto richiesto. I risultati? La gente non arriva a pagare i propri conti alla fine del mese e la disoccupazione è in aumento. La crisi non può essere la scusa per smantellare il nostro modello sociale, un modello che tutto il mondo ci invidia e che ha contribuito a garantire la pace, la coesione, la prosperità e un livello di giustizia sociale senza precedenti per 60 anni. Il lavoro è la pietra angolare di questo modello”. Così il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, nel video messaggio inviato alla conferenza di programma della Cgil.

25/01/2013, ore 12:55 - Cimmino (Rsu Umbria Mobilità): serve più sostegno al trasporto pubblico
“La domanda di trasporto pubblico aumenta, ma invece di incentivarlo lo si penalizza, ridimensionando i servizi mediante asettici parametri economici e con continui tagli al settore, come l’ultimo di 300 milioni di euro”. A dirlo è Francesco Cimmino, delegato Rsu della società Umbria Mobilità, parlando dal palco della Conferenza di programma della Cgil in corso al PalaLottomatica di Roma, portando all’attenzione generale la situazione degli autoferrotranvieri. “Sono ormai cinque anni – ha detto Cimmino – che 250 mila lavoratori dei trasporti attendono la firma del contratto unico della mobilità: un ritardo inaccettabile, dovuto allo scarico di responsabilità da parte di aziende, Regioni e ministeri. Serve arrivare presto alla firma, investendo risorse, riorganizzando il comparto, frenando la tendenza alla frammentazione delle società e favorendo invece l’accorpamento delle aziende”. Cimmino ha anche reso noto ai partecipanti alla Conferenza la difficile situazione finanziaria della società Umbria Mobilità (azienda unica regionale che integra le diverse modalità di trasporto, con 1.500 dipendenti), entrata in crisi nel luglio scorso: “una crisi – ha concluso – dovuta a deficit strutturale per l’inadeguatezza dei corrispettivi chilometrici, all’aumento dei costi di esercizio, all’incremento dei tassi di interesse bancari, al ritardo nei pagamenti dei servizi da parte degli enti, ad alcune quote societarie posseduta dall’azienda fuori dall’ambito regionale, ma soprattutto alla mala gestione di manager e amministratori, con retribuzioni del tutto fuori controllo e la proliferazione di consulenze”.

25/01/2013, ore 12:54 - Schulz, Parlamento Ue avvertì governi su effetti austerità
“Il Parlamento europeo, già da tre anni a tutt'oggi, ha messo in guardia i governi dell'Europa contro una politica orientata unicamente all'austerità e al rigore. Certo, è necessario risanare i bilanci, non fosse altro che per il rispetto della giustizia generazionale. Ma senza investimenti sull'occupazione e la crescita, questa è una politica distruttrice”. Così il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, nel video messaggio inviato alla conferenza di programma della Cgil. “Non è necessario essere economisti per capire che, se l'economia di un paese non cresce, anche tagliando la spesa pubblica sarà molto difficile ridurre il debito. Malgrado questa evidenza, i governi europei hanno creduto che i programmi di austerità fossero la giusta punizione per i peccati del passato e che, taglio dopo taglio, la fiducia dei mercati e la competitività ritorneranno: ma la realtà davanti ai nostri occhi ci mostra che queste ricette non funzionano”.

25/01/2013, ore 12:53 - Schulz: cifre spaventose su disoccupazione e precari
“Nel 2013 siamo entrati nel quinto anno consecutivo di crisi. Fortunatamente iniziamo a vedere la luce in fondo al tunnel, per quanto riguarda la stabilità della nostra moneta. Ciò che resta preoccupante sono gli squilibri sociali che questa crisi ci lascia”. Così il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, nel video messaggio inviato alla conferenza di programma della Cgil. “Più di 5 milioni e mezzo di giovani, in Europa, sono senza lavoro. In Italia la disoccupazione raggiunge livelli senza precedenti, con il 37% di giovani senza lavoro, quasi 3 milioni di persone disoccupate e 3 milioni con lavoro precario. Trovo queste cifre spaventose. Permettetemi di citare il vostro Presidente della Repubblica, mio grande amico, Giorgio Napolitano: 'E' una situazione grave che deve essere sentita nel profondo delle nostre coscienze e della quale dobbiamo essere partecipi. La politica non può affermare il suo ruolo senza questo sentimento, questa capacità di condivisione umana e morale'.”

25/01/2013, ore 12:53 - Schulz, da Cgil contributo importante per cambiamento di rotta
“Il Piano per il lavoro che presentate oggi è un contributo importante da parte di uno dei sindacati più rappresentativi d'Europa, a favore di un cambiamento di rotta, cambiamento indispensabile per il nostro continente. Un cambiamento di rotta che l'istituzione che rappresento, il Parlamento europeo, chiede da molto tempo”. Inizia così il video messaggio inviato dal presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, alla conferenza di programma della Cgil, “un'iniziativa che si svolge in un momento chiave per l'Italia e per tutta l'Europa”.

25/01/2013, ore 12:46 - Barca, ricostruire un'idea condivisibile di crescita
"Il Piano del lavoro e la forte e puntuale relazione di Susanna Camusso dicono cose molto forti sull'idea di ricostruire una visione condivisibile di sviluppo, mentre da almeno 20 anni si assistono a tentativi senza esito di riforme su produttività e coesione sociale", così il ministro della Coesione sociale, Fabrizio Barca, nel corso del suo intervento al Palalottomatica. In particolare l'esponente del Pd ha apprezzato l'enfasi posa su un'idea di lavoro "vivo", come espressione di libertà dell'individuo nel produrre reddito e realizzare se stesso; due dimensioni, ha detto Barca, entrambe mortificate dalla crisi in atto. Ma la crisi ha messo in forte discussione anche "il lavoro vivo come fonte di innovazione per la produzione di beni e servizi per la collettività e le persone" e pure quello che si nasconde nei nostri "beni paesaggistici, archeologici, culturali, lavoro reso sterile e improduttivo perché in mano a nuovi rentier pubblici e privati". Le idee forti nel piano per rilanciare il lavoro "vivo", per Barca, riguardano "le attività di messa in sicurezza del territorio, degli edifici scolastici - con il ruolo decisivo della Cassa depositi e prestiti; il rilancio e il rinnovamento del welfare; il tema del rilancio dell'economia della conoscenza, con la proposta non più rinviabile dell'elevamento dell'obbligo scolastico a 18 anni.

25/01/2013, ore 12:24 - Barca, lavoro al centro per una nuova stagione di sviluppo
"Rimettere il lavoro buono al centro del disegno di una stagione a lungo mancata di sviluppo, rileggendo crisi e prospettive possibili con il prisma del lavoro; legare lo sviluppo al welfare e all'uso produttivo del patrimonio pubblico e paesaggistico, assumere come fondamentale il modo in cui la spesa pubblica verrà migliorata e qualificata", queste per Fabrizio Barca, ministro della Coesione territoriale, i punti di forza del Piano del lavoro della Cgil presentato oggi nel corso della Conferenza di programma che si sta svolgendo a Roma.

25/01/2013, ore 12:17 - Bontempo (Cgil Ancona), nelle Marche persi 21mila posti
Ad aprire gli interventi dal palco, il segretario generale della Camera del lavoro di Ancona, Vilma Bontempo, che ha sottolineato come il 2012 sia stato per la regione Marche l'anno peggiore dall'inizio della crisi. “Un bilancio drammatico - ha dichiarato - per lavoratori ed aziende”. Le ore di Cassa integrazione, ha riferito Bontempo, hanno raggiunto la cifra record di 38milioni, 21mila persone sono senza occupazione, +17% rispetto al 2011, il tasso di disoccupazione ha superato l'8%, raddoppiando rispetto all'inizio della crisi. Per Bontempo "servono interventi urgenti nelle politiche del lavoro, basta con tagli lineari, basta colpire i soliti noti, bisogna mettere al centro il lavoro, mettere in moto gli investimenti e la competitività partendo dall'innovazione e dalla ricerca, la competizione non può più basarsi sullo schiacciamento del costo del lavoro. Per questo è fondamentale l'intervento pubblico”. Per ridare fiato al sistema produttivo marchigiano, secondo la dirigente sindacale, è importante “salvaguardare la vocazione manifatturiera, sostenere il Made in Italy”, inoltre per affrontare l'emergenza, conclude Vilma Bontempo “occorre dare valore ai principi dell'ecosostenibilità: migliorando l'efficienza energetica, il sistema di reti, energia e trasporti”.

25/01/2013, ore 12:15 - Camusso, Italia fondata sul lavoro
"Fondata sul lavoro è la nostra Repubblica, Fondata sul lavoro è la nostra idea di società. Fondata sul lavoro è la Tessera del 2013. Fondata sul lavoro: perché senza lavoro non c'è futuro, perché senza lavoro vince la paura e l'insicurezza, perché senza lavoro vince la disperazione sociale. Fondata sul lavoro perché curiamo il nostro Paese, sappiamo che ha risorse straordinarie, perché per curare il Paese bisogna aver cura del lavoro e così avremo cura dei cittadini". Così conclude Camusso.

25/01/2013, ore 12:15 - Camusso, il Piano del Lavoro per uscire dalla crisi
Il Piano del Lavoro è la nostra proposta per uscire dalla crisi, la traccia con la quale indichiamo che Paese potremmo essere, l'idea di un nuovo modello di sviluppo che generi benessere. Non nascondiamo che è una proposta che si confronta con una composizione di parametri del PIL ben più ricca e vasta. Un adagio di questi anni, dicevamo, è il welfare come costo, è il welfare che non deve più essere lavorista, è il cambiamento della popolazione, dai migranti all’allungamento dell’aspettativa di vita, che lo rendono un costo insostenibile nel tempo e così via. Una litania infinita. Abbiamo detto che rivendichiamo la riforma della Pubblica Amministrazione, essenziale sia per il welfare che per la programmazione. Un welfare che rimetta al centro le persone e la loro condizione con la misura dei fabbisogni, l’appropriatezza delle prestazioni sanitarie e socio-assistenziali. Un welfare pubblico che può essere integrato da quello contrattuale o dagli accreditamenti, ma non sostituito. Ma quando sentiamo non lavoristico, vorremmo ricordare che tanta parte del welfare è già determinata dal contributo delle imprese e dei lavoratori. E se la legge sugli ammortizzatori è così sbagliata è proprio perché non ha saputo misurarsi con l’origine del finanziamento del sistema, renderla omogenea e mettere risorse per renderla universale, disponibile anche al mondo del precariato e del lavoro parasubordinato, atipico, mentre si aveva in animo di cancellare quanto già finanziato dalle parti. Ma analogo ragionamento possiamo fare per la formazione e per la previdenza complementare. Tanti aspetti del welfare che non devono essere trasformati in assicurazioni individuali, cancellandone la natura universalista. Ma confutato questo adagio sul welfare, ribadito che è produttore di sviluppo, generatore di occupazione, serve un cambiamento del sistema. Cosa vuol dire nuovo welfare, welfare territoriale, con che problemi si deve misurare? Abbiamo visto tanti tagli, non riforme. La composizione della popolazione muta, si allunga la vita, ci sono esigenze che slittano nel tempo, c’è un grande tema di invecchiamento attivo, che non può essere solo allungamento infinito degli anni di lavoro, così come il ponte generazionale abbiamo capito essere tutto nuovamente a carico delle parti. Ma se è così, questo welfare non funziona con la nuova legge delle pensioni e il metodo contributivo ad attuali coefficienti. Ma la popolazione muta nelle solitudini, nei bisogni che si vedono e che vanno rilevati. Ci vogliono politiche di domiciliarità per la non autosufficienza, favorendo l’autonomia ma non trasformandola in solitudine. Serve un’idea vera di politiche attive di sostegno al reddito, formazione, diritto allo studio dalla primissima infanzia. Ovvero nuovo welfare non è un esercizio teorico, è misurarsi con le persone, in un grande rispetto delle loro scelte nell’attenzione alla coesione sociale, come abbiamo detto parlando di contrattazione sociale. Nel Piano del Lavoro di cui siamo soggetto promotore e attore non solitario, abbiamo detto che nessuno è autosufficiente e che non ci vogliamo sostituire ad alcuno. Riteniamo che tra le pagine da voltare, nel “nulla sarà come prima”, c'è anche quella compiuta con la svalorizzazione della rappresentanza sociale, e di quella del lavoro in primis. Poniamo esplicitamente il problema del riconoscimento e del rispetto. Non è riconoscimento e rispetto quel tramestio che caratterizza la campagna elettorale in corso, che non distingue i ruoli, che confonde responsabilità, che cerca nemici per non provare a misurarsi sui contenuti, che scarica responsabilità per non ammettere che ha trascurato il Paese. Abbiamo delineato la priorità, il lavoro, una proposta per l'emergenza, i giovani e la creazione di posti di lavoro, la riorganizzazione del Paese con i progetti operativi. Abbiamo cioè indicato la necessità di un nuovo compromesso sociale. Lo abbiamo qualificato non guardando a come eravamo, ma come scelta per determinare la qualità di quel “nulla sarà più come prima”. Governare quel cambiamento è progettare il futuro che dobbiamo cominciare a costruire nel presente. Una nuova stagione di partecipazione, di condivisione, di conflitto positivo, non preventivo e non fine a se stesso. Per questo, lo diciamo ai nostri ospiti, vedremmo con orrore un'interlocuzione tipo “il vostro programma è il nostro”. L'esperienza ci dice che è strada sbagliata e scivolosa. Sbagliata perché quando diciamo “ci vuole un nuovo compromesso sociale” non pensiamo ad un patto generale, magari di legislatura. Il Piano del Lavoro è una proposta compiuta che mettiamo a disposizione del Paese, intorno alla quale crediamo possa crescere un dibattito e una mobilitazione collettiva, che dovrà e potrà vedere accordi generali o più specifici, tra parti e non tra partner. Il fine, cioè, è il merito delle cose che si faranno, non il metodo. Il Piano del Lavoro è l'oggi e i prossimi anni. Sarà per noi la misura del cambiamento e dell'idea di sviluppo del Paese. Non ci distrarrà dall'idea che priorità nel Piano del Lavoro è creare lavoro per i giovani, ma serve subito, lo dico nuovamente ai nostri ospiti, dare un segno della qualità politica di una nuova stagione affrontando alcune scelte che tra l'altro non costano. La prima è senz’altro la cancellazione dell'articolo 8 e dell’articolo 9: se l’articolo 8 è quel passo indietro che la legislazione deve fare perché la contrattazione sia libero esercizio delle parti, non costruzione derogatoria e cancellazione delle certezze contrattuali, l’articolo 9 è un problema di civiltà, di necessità di inclusione dei diversamente abili, di dignità e rispetto, che mai troverà risposta nella costruzione di ghetti. La seconda è la legge sulla democrazia e rappresentanza a cui proviamo a contribuire lavorando per l'accordo tra le parti. Mentre temiamo che urgenza ed emergenza restino gli ammortizzatori in deroga e la soluzione per gli esodati. Non si ferma ovviamente qui l'elenco delle necessità, quelle che al governo che verrà dovremo proporre: dal come si ripara ai guasti dei tanti tagli e delle tante iniquità, alle leggi da correggere che dovranno accompagnare quella riorganizzazione del Paese che abbiamo tracciato. Il Piano del Lavoro nel 1949/50 indicava le scelte del Paese, indicava che cosa CGIL, lavoratori e lavoratrici, pensionati avrebbero messo al servizio del Paese. È stato nel tempo tradotto negli “scioperi alla rovescia”, definizione in realtà sbagliata. Il Piano del Lavoro fu sorretto da tante lotte e mobilitazioni, ma certo allora si mise a disposizione lavoro per ricostruire infrastrutture e per progettare consumi per un mondo del lavoro che ben pochi consumi poteva permettersi. Abbiamo riflettuto su quell'esperienza. Nel vedere la somiglianza e le differenze abbiamo colto il chiamare alla mobilitazione di tutti per indicare degli obiettivi e per porre degli interrogativi, perché non è solo proporre, è anche come si contribuisce oltre il quotidiano e strategico fare. Abbiamo riflettuto sull'imperativo categorico del creare lavoro, definendolo come buon lavoro qualificato. Abbiamo riflettuto sull'esperienza del Paese, sugli effetti dell'innalzamento dell'obbligo scolastico e, pochi anni dopo, sui processi di ri-alfabetizzazione, sull'accesso all'istruzione anche per chi ne era stato escluso. Per usare la formula di allora, pensiamo che dobbiamo accompagnare il Piano con le 150 ore "alla rovescia". Il lavoro, diciamo sempre, ha grandi saperi. Li ha sul lavoro stesso, sui prodotti, sulla contrattazione, sulla sicurezza e salute, sulla tutela individuale e collettiva, e tanti altri saperi e conoscenze. Le nostre Camere del Lavoro sono state da sempre anche luogo di istruzione. Abbiamo insegnato la lingua italiana agli stranieri, abbiamo voluto la traduzione delle segnalazioni di sicurezza nei cantieri. Il nostro mondo, dai pensionati ai lavoratori, è una miniera di esperienza, conoscenza, saperi e di desiderio di apprendimento. Allora questa sarà la nostra sfida nella sfida, essere “maestri”, trasmettitori di conoscenza, interlocutori e progettisti dei programmi operativi del nostro Piano, propagatori di una cultura positiva del lavoro. Non sostituti delle funzioni istituzionali, ma promotori, come nelle 150 ore, dell’istruzione come diritto collettivo e permanente, oltre i cicli scolastici e l'età, anche come risposta ai desideri. In quest'epoca schiacciata sul presente, condizionata da un contingente che cancella valori, abbiamo voluto alzare lo sguardo, tradurre quel “noi non ci rassegniamo” e “cambiare si può” con cui abbiamo colorato le tante piazze della nostra lunga mobilitazione di questi anni. Sappiamo di avere la responsabilità verso quei tanti che hanno guardato e guardano a noi per mantenere fiducia nel futuro; abbiamo l'orgoglio di avere tenuto aperta la prospettiva quando troppi abbassavano le bandiere; abbiamo l'idea che il lavoro sia l'unico vero soggetto di trasformazione positiva. Abbiamo tradotto tutto questo nel Piano del Lavoro, una proposta che è aperta al contributo e al confronto, tracciata nella linea fondamentale, ma che ancora può e deve crescere. Una proposta che, lo ribadiamo ancora una volta, non è il libro dei sogni, non dà i numeri, ma costruita per progetti, dà concretezza ed immediatezza, celerità di risposta alla disoccupazione dei giovani e delle giovani. Un Piano per prendersi cura del lavoro e del Paese. Prendere in carico e curare sono parole inusuali nel lessico politico, emergono solo quando si parla degli affetti e dei compiti delle donne, a proposito di modernità e cambiamento. Le donne non solo curano, ma cambiano il lavoro, il mondo, il benessere di tutti, per questo prendersi cura parla a tutti ed è responsabilità di tutti. Il Piano del Lavoro lo porteremo nelle assemblee, nelle nostre rivendicazioni, nel nostro agire quotidiano.

25/01/2013, ore 12:14 - Camusso: istruzione, P.a. e legalità, le riforme necessarie
La prima straordinaria riforma di cui ha bisogno il nostro Paese è quella dell'istruzione. In questi anni abbiamo avuto tagli e i risultati sono dinnanzi a tutti: aumento della dispersione scolastica, riduzione delle iscrizioni all'università, cervelli in fuga, blocco della mobilità sociale, regressione culturale sulla scuola dell'infanzia. Fino a generare in tanti giovani l'idea che studiare è inutile, lasciando che entrino così in un circuito di marginalità. Un vero record nel secolo della conoscenza. Sviluppo della scuola dell'infanzia, obbligo a 18 anni e diritto allo studio sono l'asse portante di una riforma che ha per fondamento l'istruzione come risorsa collettiva e dei singoli e l'educazione permanente come necessità individuale e sociale. Il welfare è parte integrante delle proposte del Piano del Lavoro, perché welfare è motore di sviluppo, perché è cittadinanza, perché riduce diseguaglianza, contrasta la marginalità perché affronta il cambiamento demografico, permettendo ad ognuno di esserci fronteggiando solitudini ed isolamenti. Il welfare in questi anni è stato solo tagliato, non riformato. Nella logica dei tagli e della riduzione del perimetro pubblico, quella che ha determinato una regressione della Pubblica Amministrazione, della sua qualità ed efficienza. Nell'adagio ripetuto e sbagliato dell'eccesso di spesa pubblica, non si è mai detto che si spende molto, ma si spende poco per il lavoro e per le politiche sociali dei servizi. Meno che negli altri paesi Europei. Per questo pensiamo che qualità, estensione a rinnovamento del welfare si debbano accompagnare alla riforma della Pubblica Amministrazione e al completamento, meglio alla definizione, dell'assetto istituzionale. Assetto istituzionale oggi malato grave a causa dell'infinita incertezza e per l'assenza di una architettura certa di ruoli e competenze, dentro l'urlo del federalismo e la centralizzazione delle risorse. Una riforma della Pubblica Amministrazione che guardi alla certezza, all'universalità ed alla semplicità delle norme fondamentali e dei servizi. Ad esempio, tornando al territorio, è credibile che ogni terremoto debba determinare l'inseguimento di leggi e norme che diventano contraddittorie e poi, dopo 4 anni, lasciano ancora nell'incertezza la ricostruzione del centro storico de L'Aquila? Serve la responsabilità delle funzioni, la non sovrapposizione di queste, la responsabilità delle direzioni, la certezza delle procedure. Una riforma della Pubblica Amministrazione che abbia a fondamento l'ordinarietà e la certezza del diritto, non il commissariamento ad ogni problema. L’idea di ordinarietà è la prima straordinaria semplificazione. Una Pubblica Amministrazione che si riorganizzi e quindi che restituisca alla certezza contrattuale il rapporto di lavoro e alla contrattazione l'organizzazione del lavoro; che definisca inoltre i criteri di reclutamento e abolisca la precarietà. Noi rivendichiamo con orgoglio che nostra è stata l’idea della privatizzazione del rapporto di lavoro pubblico. Abbiamo contrastato, spesso inascoltati in nome dell’ideologia della modernità, i ritorni indietro, l’insistenza a determinare un governo politico e non contrattuale del lavoro pubblico. Una politica che tagliava linearmente gli organici e moltiplicava il precariato, cancellando nei fatti le regole del reclutamento per concorso. Che preferiva insultare i lavoratori invece che riformare l’organizzazione del lavoro e misurarsi con l’efficienza delle risposte ai cittadini. Una politica che ha preferito alimentare il mercato rispetto alle funzioni pubbliche, pensiamo alla sanità, rimpinguando un privato non necessariamente di eccellenza, per non investire nella qualità del servizio pubblico. Che oggi reagisce a tutto questo mettendo a rischio le prestazioni essenziali universali. Oggi rivendichiamo la scelta di voler avviare una nuova riforma della Pubblica Amministrazione, la cui premessa è il completamento della contrattualizzazione del rapporto di lavoro: dalla certezza della responsabilità dei dirigenti alla necessità di confronto e definizione dell’organizzazione del lavoro. Una riforma che abbia a cuore il rapporto con i cittadini, che non possono e non devono vivere il rapporto con la Pubblica Amministrazione come fosse un labirinto ad ostacoli. Potremmo dire che i servizi pubblici hanno bisogno di coccole: coccole come cura del e nel servizio pubblico, accoglienza come attenzione agli addetti e agli utenti che insieme possono determinare una migliore qualità delle prestazioni. Questo si può fare non segmentando in contratti diversi prestazioni uguali, non corporativizzando per professioni, ma considerando il concerto di professionalità che costituiscono un servizio, decentralizzando e considerando il territorio il luogo dove i cittadini incontrano le Pubbliche Amministrazioni, quindi dove accorpare e mettere in rete i servizi. Abbiamo visto tagli, non riforme, e soprattutto non innovazione di cui ci sarebbe un gran bisogno; questo presuppone tanta formazione, formazione permanente e di qualità con trasparenza dell’accesso al lavoro e alla formazione. Perché l’innovazione non può essere intesa e misurata solo come quantità, deve essere soprattutto valutata per la qualità. Il pubblico sia di esempio, si verifichino sul piano dei costi e dei benefici le esternalizzazioni e si cancelli definitivamente la prassi degli appalti al massimo ribasso. La terza riforma che indichiamo nel Piano del Lavoro per lo sviluppo per il Paese è quella della legalità. Dal falso in bilancio, alle norme anticorruzione, al reato di autoriciclaggio, a quello di caporalato per le aziende che lo utilizzano, la legalità non è solo riscatto etico del Paese, mobilitazione sociale e civile, è una grande risorsa economica, come lo è la lotta all'evasione e al sommerso. La crisi, le politiche svolte in questi anni, hanno determinato una condizione anche culturale che considera il lavoro solo oggetto da ridimensionare, il mercato del lavoro il supermarket delle bizzarrie per ridurre i costi, il riposo dopo il lavoro una lontana prospettiva. Tutto questo, unito alla riduzione di servizi, sanità, istruzione ha messo in discussione le condizioni di molte persone, ha appannato la prospettiva. Certamente avrete visto che in ogni passaggio dai progetti alle riforme, teniamo sempre a qualificare il lavoro, la buona occupazione, l'investimento in qualità e la formazione. La nostra passione è un lavoro qualificato e tutelato, ma la nostra certezza è che tra le ragioni del declino del nostro Paese c'è la svalorizzazione del lavoro. Quello povero impauperisce i consumi, quello non formato riduce la qualità, quello precario non utilizza né saperi, né creatività. Il lavoro cattivo dequalifica il sistema produttivo e deprime la produttività. La qualità del lavoro è non solo la corretta traduzione dei principi costituzionali, ma è di per sé fattore di sviluppo. Un lavoro di qualità accresce saperi e competenze ed insieme agli investimenti produce innovazione. Un’importante condizione per la crescita della produttività non è solo la politica industriale, ma un sistema di imprese che torni ad investire e scommettere sull'innovazione. Sono le premesse per tornare a crescere in produttività, crescita di cui abbiamo uno straordinario bisogno. È questo l'altro lato dei nostri progetti, la produttività dei fattori di sistema, la contrattazione nel pubblico, a partire dai rinnovi dei CCNL, e nel privato, che riporti al centro l'organizzazione del lavoro, la prestazione lavorativa e i salari. Partiamo dall’accordo del 28 giugno per determinare le regole della democrazia e della rappresentanza, per definire il sistema di regole della contrattazione, la sua funzione. Rivendichiamo il valore di un’intesa unitaria, perché non rinunciamo all'unità sindacale come valore, strategia per i lavoratori. Regole e certificazione della rappresentanza sono necessarie perché le relazioni industriali, la contrattazione riacquistino quella certezza di regole e di democrazia che oggi manca. Trasparenza e certificazione della rappresentanza sono una grande risposta a tutti coloro che vogliono screditarla per mettere in discussione la funzione del sindacato, soggetto essenziale per la partecipazione e la democrazia. Il mondo del lavoro e quello dei pensionati possono fare molto nel mobilitare l’Italia, costruire obiettivi, innovare il Paese. Sicuri di questo, rivendichiamo misure di certificazione della rappresentanza di iscritti ed eletti e regole, non solo perché certi della forza della nostra organizzazione, ma soprattutto perché siamo convinti dell’essenzialità del sindacato che organizza i lavoratori e contratta. Contrattazione è per noi anche contrattazione territoriale e sociale. Se scorrete il Piano del Lavoro troverete sempre descritto il metodo di partecipazione e condivisione dei progetti, nella definizione nazionale, nelle articolazioni o nei progetti locali. La contrattazione nel territorio è anche questo, insieme alla definizione delle politiche sociali e di cittadinanza. Una società complessa, diversificata per condizioni, richiede, direi impone, la contrattazione sociale quale strumento per la diffusione di un welfare locale omogeneo nel Paese, anche come occasione di crescita e buona occupazione, veicolo di innovazione e arricchimento sociale.

25/01/2013, ore 12:10 - Camusso, puntare su politica industriale, ricerca e innovazione
Provo a tracciare le indicazioni fondamentali: la politica industriale e la programmazione; dalla ricerca pubblica da sostenere seriamente, all'incentivazione di quella privata; le nuove tecnologie e l'innovazione; il risparmio e le reti. Consideriamo l’industria pubblica come motore e catalizzatore di altri investimenti, non un bene in saldo al miglior offerente. Si possono fare tanti esempi, anche per dare senso alle scelte di investimento. Mi limiterò ad alcuni: come immaginare un serio investimento se non si agisce sulle reti e sull'innovazione dei materiali dell'edilizia? Come affrontare le infrastrutture di mobilità se non ci si pone il tema di un sistema pubblico di trasporto integrato, dal livello locale a quello nazionale, e se non si è produttori di mezzi di trasporto collettivi, dai treni agli autobus? Ed ancora, come si può immaginare investimenti e infrastrutture rispettose del consumo di territorio ed ambiente se non viene definita una politica, le priorità e se non si sottraggono al patto di stabilità interna i quattrini per gli investimenti che le amministrazioni locali oggi conservano a futura memoria? Se nulla sarà più come prima, questo vale innanzitutto per la produzione industriale dei servizi. Non è solo attenzione ai cicli produttivi, tema fondamentale per ricostruire un governo della prestazione lavorativa. È soprattutto un’idea di trasformazione verso un’industria migliore per produzione e prodotti sostenibili. Vi è nel nostro Paese un vento pericoloso; quello che fa coincidere produzione industriale, soprattutto quella pesante, con veleno. Una simile equazione porta inevitabilmente a cancellare e chiudere. Come se il nostro Paese fosse sfiduciato, incredulo della possibilità di produrre “pulito” e dall’efficacia della trasformazione. Un dibattito spesso inquinato anche dalla scarsa conoscenza della complessità del ciclo produttivo, dell’importanza dei materiali. Un salto rapido di qualità va fatto nella determinazione delle migliori tecnologie antinquinamento, come indica la direttiva europea e nella certezza delle regole. Il nostro Paese da tanto tempo, negando il lavoro come produttore di ricchezza, non si interroga più su come esso funziona, quali legami, come opera; si sarebbe detto una volta, la catena del valore. Come non conosce il lavoro e non si interroga sulle sue trasformazioni. A questa idea destrutturatrice dell’industria del nostro Paese, si somma quell’altra filosofia, tante volte vista all’opera in questo periodo che, quando sente l’espressione "crisi di un’azienda", di un gruppo, la trasforma in “azienda decotta” e quindi da chiudere. Questo modo di pensare, intanto, non fa i conti con la profonda crisi del sistema produttivo e il rischio che scompaia un quarto del sistema. Quando diciamo che insieme a cercare lavoro bisogna difenderlo, pensiamo esattamente a questo. Vogliamo conservare tutto così com’è? No, o meglio, non è tutto uguale e non per tutto vale solo la difesa. Ma soprattutto, una politica industriale deve guidare nella trasformazione alla produzione verde, a nuovi prodotti che guardino alla sostenibilità oggi e domani. Esperienze ci sono: pensiamo alla chimica verde, a materiali che non diventano rifiuti indistruttibili. Troppo poco rispetto alla necessità. Eppure non c’è settore che non possa proporsi questo traguardo. Dal packaging nell’industria alimentare, al riciclo, ai nuovi materiali, c’è un campo infinito di materialità della produzione e di prodotti che può essere innovato e rivoluzionato. Certo è la responsabilità delle singole imprese, ma lo è anche del governo, della scelta pubblica che deve indirizzare la domanda, scegliere, commissariare, indicare vincoli e prescrizioni, ma soprattutto alimentare la ricerca in quella direzione. Individuare priorità. Anche in questo caso, come nelle crisi aziendali che non sono chiusure da programmare, vi è da cambiare il modo in cui si calcolano i costi; non solo quelli sociali, ma gli effetti di risparmio che un prodotto sostenibile ha rispetto ad un altro, oltre ai risparmi che si determinano con la riduzione delle politiche di risanamento. Così si determina che non sono nuove risorse da investire, ma da un lato spesa, dall’altro risparmio. Sull'inquinamento si sono trovate soluzioni di tasse, in realtà multe da pagare. Una strada che se non si traduce in incentivazione al cambiamento, quindi di nuovo spesa e risparmio, rinvia il problema ed aggrava il consumo del pianeta, del territorio. Un’altra ragione della necessità di un governo e di una visione compiuta del Paese e delle politiche da realizzare. Un’altra ragione contro i cerotti, per una politica che coniughi emergenza e medio periodo. Questa idea si chiama, si è sempre chiamata, programmazione e coinvolgimento di tutti i soggetti verso quel bene collettivo che è il Paese. Non è dunque una bestemmia né un pericolo sovversivo, è la scelta di ricondurre l'intervento pubblico alla sua natura e, perché no, di riabilitare la parola stessa. Se si ha un'idea positiva di futuro bisogna misurarsi con l'intervento pubblico in tutte le sue caratteristiche, da datore di lavoro, in certi casi anche di ultima istanza, a costruttore di domanda, a sostenitore di scelte, ad effettivo conduttore delle imprese partecipate, a generatore e gestore di servizi e quindi di welfare. Ma intervento pubblico è anche qualità dello Stato e delle sue istituzioni, e quindi riforme. “Riforma” è sempre più parola malata; lo abbiamo visto con quelle realizzate in questi anni, che non hanno migliorato le condizioni di molti determinando un compromesso più avanzato, ma hanno tagliato risorse, condizioni e prerogative, in qualche caso alterando persino il patto di cittadinanza. Allora vorremmo essere chiari, per noi la parola “riforma” torna al senso originale, cambiare per ridurre diseguaglianze, per dare risposte eque ed efficaci, per traguardare lo sviluppo, non per ridurre lo spazio pubblico e di cittadinanza.

25/01/2013, ore 12:09 - Camusso: il lavoro, come crearlo e come difenderlo
Ma torniamo al cuore della natura del nostro Piano del Lavoro: il lavoro, come crearlo e come difenderlo. Nel tracciare il quadro di dove siamo abbiamo detto, il mondo ha detto, gli economisti pentiti e non hanno detto, che nulla più sarà come prima. Questo può aiutare ad uscire dalla retorica delle tante ricette sentite: le esportazioni risolveranno tutto; le infinite e sbagliate riforme del lavoro che come le pensioni vengono lette come rigidità da cancellare. O ancora, il pubblico che deve ridursi, il piccolo è bello, l’impresa centrale è autosufficiente ovvero autoassolta. O ancora come quando sentiamo dire che l’industria non è il futuro, sostituito nella fantasia di qualcuno da un rigoglioso terziario, dai consumi alla domenica o alla visione di sterminate ed incontaminate mete turistiche. Le abbiamo sentite tante volte, le abbiamo viste praticare, soprattutto le abbiamo contrastate. Non si può riproporre ad un Paese sempre più in difficoltà, sfiduciato e che non vede la luce all’orizzonte, l’idea che il lavoro, la condizione di lavoratori e pensionati siano sempre la sola variabile da comprimere. Un modello costruito sull’idea degli anziani come un costo e non una risorsa, lo stato sociale un “privilegio” da ridurre e il Paese un oggetto da consumare insieme all’ambiente e alla salute. Abbiamo bisogno di guardare al Paese come è, nelle sue difficoltà, nelle sue miserie, ma soprattutto nelle sue straordinarie potenzialità. Guardare alla crisi che dura già da cinque anni e che non accenna a finire, che ha bisogno di scelte vere e strutturali. Alla crisi che cinque anni fa si poteva contrastare con le politiche anticicliche ma che oggi, da sole, non rappresentano una risposta sufficiente, e questo ci dà la misura della profondità della crisi. Rimanere in quel recinto retorico è la vecchia idea che non permette di uscire dalla crisi, è l’idea del lasciar fare, del mercato che si autoregolerà nuovamente. Serve un’altra idea e, come dicevamo, serve un governo. Un’altra idea che riconosca i limiti dell’agire di tanti anni trascorsi e valorizzi le potenzialità partendo dalle risorse che ha il nostro Paese. Ovvero una straordinaria versatilità e creatività del lavoro, quella che determinò il boom economico e che è la risorsa del made in Italy e poi il suo territorio, nel senso compiuto e non solo geografico della parola. Un territorio che troppo spesso ci appare come il mappamondo pieno di cerotti di Mafalda, e abbiamo lo stesso sguardo sconsolato, il sottotitolo dice “quanto spreco e quanta inutilità”. Il nostro territorio è geograficamente ben collocato, denso di patrimonio naturale, arte e cultura più di qualunque altro Paese del mondo. È la nostra risorsa, la nostra materia prima. È fonte di economia e ricchezza, visto che quelle che sono tradizionalmente intese come materie prime non le abbiamo e sono sempre e comunque da importare. Se vogliamo essere brutali, oggi questa nostra ricchezza è un costo ed un bene pubblico in estinzione, o meglio in rapido consumo. Allora, la priorità del nostro Piano del Lavoro, che coniuga emergenza e medio periodo, è esattamente quella della messa in sicurezza del Paese e per questa via progetta la creazione di lavoro per giovani donne e giovani uomini. Una messa in sicurezza non fatta di cerotti, ma di prevenzione e cura, salute del Paese. Una cura che duri nel tempo, che si trasformi oltre che in salute, in ricerca e innovazione dei processi, delle tecnologie, dei materiali che si utilizzano, della sostenibilità. Territorio che si collega a scelte di politica industriale, nuovamente sfruttando le competenze ampie ed importanti del nostro Paese. L’Italia, tante volte prima nel mondo, come produttrice di macchine utensili, può cimentarsi in tecnologie dedicate alla salvaguardia del Paese. Penso al ciclo dei rifiuti e al consolidamento del territorio. Per questo dicevamo non cerotti ma un lavoro di cura, che accompagna ricerca, innovazione, nuove tecnologie applicate e quindi lavoro qualificato. Territorio come patrimonio artistico e culturale, che va reso fruibile, su cui nuovamente investire, che sia luogo fertile per accogliere e produrre le migliori tecnologie per la conservazione, come per tanto tempo è stato, che sappia esportare conoscenza e metodi e non invece doverli importare. Come si vede, un Piano straordinario di occupazione qualificata, stabile e corredata delle tutele e dei diritti universali, favorito anche da un piano di incentivazione delle assunzioni. Un Piano straordinario che si articola in bonifiche, manutenzione, valorizzazione, ricostruzione, determinazione di un nuovo ciclo economico e sottrazione all’illegalità. Un Paese riqualificato, che fa tornare il territorio fruibile, propone anche l’occasione per ragionare di quella che dovrebbe essere la nuova riforma agraria, ovvero la qualità dell’insediamento, i prodotti tipici, l’accorciamento della filiera distributiva, il ciclo integrato con la trasformazione, ma anche protezione, utilizzo ed abitabilità del territorio oggi abbandonato, dell’insediamento boschivo. Come vedrete non giochiamo con i numeri dei singoli progetti, non abbiamo l’idea di vendere sogni. Vogliamo percorrere strade di moltiplicazione di lavoro che rappresentino una concreta prospettiva. Quando indichiamo la creazione di lavoro - attraverso il territorio da mettere in sicurezza, il patrimonio artistico e culturale, i giovani da assumere - abbiamo uno sguardo nazionale e una particolare attenzione al Mezzogiorno del nostro Paese. Abbiamo sempre pensato che non vi è prospettiva per l’Italia se non si riduce drasticamente il divario che si è creato e sottolineiamo che nel Mezzogiorno la disoccupazione delle donne è oltre l’allarme sociale. Guardiamo con attenzione al Mezzogiorno perché la nostra proposta ed il suo metodo di attuazione può e deve correggere le logiche sbagliate dell’utilizzo dei fondi europei, altra importante risorsa per alimentare il Piano del Lavoro. Teniamo a sottolineare che tutti i nostri progetti operativi mirano a produrre ulteriori accorciamenti delle distanze, convinti come siamo che politiche eguali in contesti diseguali generino maggiori diseguaglianze. Ed altrettanto convinti che l'Italia può uscire dalla crisi se è tutta insieme. A pezzi si aggrava la crisi. Al Piano straordinario per i giovani si affiancano i progetti di “sistema Italia” e le proposte di riforma a nostro avviso necessarie. Non elencherò tutti i singoli progetti che trovate nel Piano sui quali vi saranno ulteriori approfondimenti e confronti.

25/01/2013, ore 12:08 - Camusso: prima necessità, equità fiscale
La prima grande necessità si chiama equità fiscale, una seria progressività della tassazione e una tassa sulle grandi ricchezze, sui patrimoni e sulle rendite finanziarie mobiliari e immobiliari. Non mi soffermerò a lungo sull’evasione fiscale ma certo è una delle strade di finanziamento, soprattutto di sostegno nel tempo dei singoli progetti operativi che compongono il Piano. Non mi soffermerò a lungo perché le proposte sono note, ma in ogni occasione è necessario sottolineare come, dopo anni di propaganda pro-evasione, il tema può e deve tornare sui giusti binari. In questo campo si sta affermando una rinnovata etica, che si è cercato di travolgere anche con minacce ed attentati ai lavoratori di Equitalia e delle Agenzie delle Entrate. Questo dà la misura di quale conflitto di modernità - in questo caso la parola è corretta - determini una politica vera di contrasto all’evasione fiscale. Una politica equa e basata sulla certezza del diritto, che deve raccogliere sempre più consenso e dotarsi di una strumentazione certa quale tracciabilità e moneta elettronica, perché ciò che emerge non si risommerga l’anno successivo. Le risorse devono essere individuate anche attraverso un uso programmato e oggettivo dei fondi europei e dallo scorporo degli investimenti dai criteri del Patto di stabilità interna. Proponiamo inoltre due fronti di risorse non a debito, oggi non valorizzate. Vogliamo ragionare dei fondi della previdenza complementare, a partire dai fondi contrattuali che, come si è visto in questi giorni, sono fonte di sicurezza per tanti lavoratori associati. La previdenza complementare è risparmio dei lavoratori, un risparmio ancor più essenziale dati i repentini cambiamenti della previdenza pubblica che ne diminuiscono il valore. Innanzitutto il risparmio dei lavoratori va protetto, garantito. Tuttavia è un patrimonio che, invece di restare nella gestione della sola finanza, può e deve essere impiegato per politiche di rilancio del Paese. Emerge ogni tanto l’idea che il risparmio dei fondi debba essere utilizzato più o meno direttamente verso le imprese, per la loro capitalizzazione. Vogliamo essere netti, non è questa la strada, primo perché il risparmio deve essere protetto e garantito, secondo perché verrebbe meno il fine collettivo che sempre guida le scelte di un sindacato. Utile, anzi necessario, è invece indirizzarlo verso politiche industriali ed infrastrutturali determinate da scelte pubbliche e condivise. Ci preme a questo proposito ricordare come nelle tante polemiche sul welfare e sui suoi costi si ignori sempre quanta parte del welfare diretto o complementare è già finanziato da lavoratori e da imprese. È quello che fanno i tanti “fustigatori” che abbiamo nel nostro Paese, quelli che tramano contro la spesa pubblica e sociale e poi pensano di trasferire quel risparmio e quel finanziamento al sistema privato e assicurativo. Una evidente idea diversa di beni collettivi e di pubblica utilità, oltre che di riconoscimento della contrattazione collettiva. Noi non ci stanchiamo e non ci stancheremo di ripetere che questo risparmio va garantito. Meccanismo possibile, anzi già attuato, giustamente, per il risparmio postale. Non a caso Cassa Depositi e Prestiti agisce sul risparmio postale, garantito dallo Stato. Abbiamo detto che quella dei fondi è una risorsa importante , ancora una volta un contributo del mondo del lavoro, la cui strumentazione è facile da predisporre. E questo ci porta al secondo canale, quello della Cassa Depositi e Prestiti, una modalità oggi molto ridotta di finanziamento rispetto a Francia e Germania, che fanno delle loro casse un grande volano degli investimenti e degli indirizzi di politica industriale e delle reti. Pensiamo che Cassa Depositi e Prestiti debba e possa allargare le sue potenzialità e metterle al servizio di scelte di politica industriale. Nel testo troverete un compiuto ragionamento sulla sostenibilità finanziaria del Piano del Lavoro, con una simulazione del CER che la calcola e la argomenta, ed essendo una simulazione è costruita per ipotesi, come se il 2013 fosse già anno a regime.

25/01/2013, ore 12:07 - Camusso, senza Europa non c’è neanche l’Italia
Confrontarsi sulle condizioni reali e sulle possibilità di un Paese profondamente attraversato dalla crisi significa per noi avere un’idea dell’Europa e del ruolo che deve svolgere. Senza Europa non c’è neanche l’Italia. Anche qui, non serve rimpiangere il tempo che fu. I costi sociali ed economici del ritirarsi dall’Eurozona sarebbero drammatici per il nostro Paese; il costo politico della fine dell’unità europea sarebbe tragico e nemico della pace per il nostro continente e per il mondo. Indubbiamente, però, stare in mezzo al guado, come è oggi l’Europa è altrettanto negativo. Favorisce instabilità e recessione, è foriero di crisi continua. Bisogna rilanciare con forza l’idea degli Stati Uniti d’Europa. Per questa via costruire un nuovo equilibrio che preveda anche la cessione di poteri nazionali, scelta profondamente differente dall’attuale, che sembra più un commissariamento attuato attraverso politiche monetarie. Una sovranità europea deve essere dettata dal voto dei cittadini europei, da effettive e democratiche istituzioni di governo, dalla scelta di un modello sociale. L’obiettivo per l’Europa deve essere quello di cambiare quei trattati che oggi strangolano le economie, come il fiscal compact. Il fantasma del debito pubblico, e quindi delle politiche del rigore, è ciò che va cambiato, praticamente e culturalmente. Non si tratta di una scelta che può essere fatta da un solo Paese ed in poche ore, ma è l’orizzonte verso cui muoversi. Per questo bisogna creare le condizioni perché l’Europa decida sugli Eurobond, strada necessaria per lo sviluppo. In più, o meglio a premessa, formuliamo una proposta che troverete allegata in dettaglio al Piano del Lavoro. Si tratta della mutualizzazione del 20% del debito di ogni Stato e quindi di tutti i paesi dell’Eurozona. Strada che permetterebbe di abbattere significativamente i vincoli sul debito, di superare la ristrettezza della politica sul debito e di liberare risorse per lo sviluppo. Lo scontro vero che si gioca in Europa, quello tradotto nel rigore e nel fantasma del debito, è lo scontro sul modello sociale europeo, sulla funzione del welfare, sulla funzione del pubblico. Un’Europa senza compromesso tra capitale e lavoro, ovvero senza welfare, è un’Europa incomprensibile, che non apprende dalla sua storia, che non valorizza la sua potenzialità di competere nel mondo con qualità ed equità. L’Europa è il nostro riferimento. Dall’Europa ci vengono vincoli. Non crediamo a quell’adagio tanto di moda del “ce lo chiede o impone l’Europa”, alibi per non assumersi la responsabilità di tante politiche inique e sbagliate. Veri, dicevano, sono i vincoli economici e finanziari. Continuando a lavorare per superarli, la nostra proposta di Piano del Lavoro si muove con un’idea di finanziamento che non gravi sul debito pubblico ma che operi redistribuendo la ricchezza, ovvero utilizzando risorse oggi concentrate nella disponibilità di pochi e, a nostro avviso, sottratte invece a tanti. Non è usuale partire dalle risorse, ma in questo caso è utile per inquadrare concretamente il Piano del Lavoro nelle politiche da farsi, a partire da quella fiscale.

25/01/2013, ore 12:06 - Camusso, obiettivo piena e buona occupazione
Care compagne, cari compagni, gentili ospiti, parlare del lavoro è parlare delle persone, del loro essere. Per noi lavoratrici e lavoratori, pensionati e sindacalisti, militanti ed iscritti al sindacato, alla CGIL, parlare di lavoro è parlare del pane. Il lavoro è stato per noi e deve restare l’ingresso nella vita adulta, nella vita autonoma, nel piacere del realizzare i propri progetti e i propri sogni. Per questo il lavoro non può essere povero, figlio del massimo ribasso, incerto. Non può essere precario. Il lavoro è condizione concreta di orario, professionalità, salario, è diritti e doveri. È dignità. Il lavoro non può essere nero, sommerso, schiavizzato, mercificato. Il lavoro è sapere e conoscenza, qualità e investimento. Per questo la precarietà va combattuta, in quanto nega saperi, certezze, valore. Il lavoro può essere anche la frustrazione, la preoccupazione e l’angoscia di perderlo; la rabbia di non trovarlo. Può trasformarsi da libertà a prigionia se invece del collocamento si incontra un caporale. Il lavoro può trasformarsi da diritti e doveri a imposizione autoritaria quando viene negata la contrattazione, la libertà e la democrazia sindacale nei luoghi di lavoro. Il lavoro è la trasformazione, non solo della materia, ma della società, del collettivo, delle relazioni. Il lavoro è conflitto positivo, necessario perché presuppone interrelazione; modifica e trasforma, fa progredire. Il lavoro è l’unica vera condizione per creare ricchezza, in ogni paese e nel mondo. Il lavoro è sapere di avere un proprio ruolo. L’assenza di lavoro produce un vuoto, corrode, cancella la dignità. L’assenza di lavoro, la disoccupazione, la rinuncia a cercare lavoro perché non c’è, condannano un Paese al degrado e al declino. Siamo qui, quindi, per parlare di lavoro, perché pensiamo che il lavoro è la condizione per uscire dalla crisi. Per essere più precisi, creare e difendere lavoro è l’unica premessa credibile di una proposta per uscire dalla crisi. Dobbiamo partire dal lavoro per affrontare il tema delle nuove e grandi diseguaglianze, che sono l’altra faccia della crisi. E da lì dobbiamo partire per ricostruire l’unità di un mondo del lavoro diviso e frantumato, un’unità come antidoto della molteplicità degli egoismi sociali che caratterizzano quest’epoca liberista, frammentata e priva di futuro. Se, come affermiamo, il lavoro è la condizione per uscire dalla crisi, la proposta del Piano del Lavoro che presentiamo è la base di un’idea del Paese. È la nostra sfida, perché pensiamo sia giunto il momento di chiudere una lunga epoca di transizione, di politiche liberiste, di negazione della crisi, che non ha permesso ad ogni singolo cittadino di capire quale fosse l’obiettivo del Paese e di esserne partecipe. È mancata negli anni che abbiamo alle spalle un’idea, un progetto, un senso collettivo. La rappresentazione plastica di questa assenza è la proliferazione dei tanti partiti personali, l’antipolitica, l’allontanamento dalle istituzioni. Uno spaesamento che, unito ad una crisi che morde sempre più in profondità, induce alla tecnocrazia, alla rassegnazione, all’impossibilità di immaginare un futuro migliore e di costruirlo nel presente. Questa non può essere la stagione dell’ognuno per sé, della continua destrutturazione della rappresentanza sociale, né di quella politica che, autonome ma non autosufficienti, sono fondamento della democrazia e della partecipazione. Come diciamo da tempo, la crisi italiana è parte di quella mondiale, è declino -come denunciamo dal 2004-, per alcuni aspetti è già deindustrializzazione, degrado dell’etica pubblica e della legalità, riduzione del pubblico, welfare negato. Dobbiamo essere netti: non si esce dalla crisi italiana se non c’è un governo che sappia e voglia scegliere, che sappia proporre una via di uscita dalla crisi. Non si esce dalla crisi se non si riflette e non si comprende a pieno che le diseguaglianze vecchie e nuove e precarietà sono causa e non conseguenza della crisi. Allo stesso modo bisogna che sia chiaro a tutti che la ragione che acuisce il disagio e la tensione sociale è la contemporanea presenza della disoccupazione che cresce, quella record dei giovani, insieme al reddito che diminuisce. A questa visione c’è chi replica che destra e sinistra sono superate, che bisogna essere post. Più che post sembra una risposta di chi è ante, quando pochi avevano cittadinanza, reddito, istruzione e pensavano di interpretare i molti a cui non riconoscevano diritti. Allora diseguaglianza era forse parola poco nota, ma egalité fu parola di una rivoluzione dopo la quale progresso e conservazione divennero parole chiave ed ancora molto attuali. Cinque anni di crisi economica globale, la crisi strutturale del nostro Paese, non hanno precedenti nella storia economica post bellica. Per questo pensiamo, proponiamo, un Piano del Lavoro che ha tra i suoi assunti la consapevolezza che nulla sarà più come prima. Ma se nulla sarà più come prima, è sbagliato attendere che tutto torni a prima della crisi. È inutile rimpiangere il passato. Dobbiamo parlare con chiarezza, dire che le scelte europee e la loro traduzione italiana hanno aggravato la crisi, non hanno posto le premesse per uscirne. Perché è stata sbagliata la premessa: quella del rigore e dell’ossessione del debito pubblico. Se nulla sarà più come prima, il nostro compito è quello di avanzare proposte che si misurino con il cambiamento delle politiche. Anche per noi il rimpianto è un nobile sentimento, ma non strategia di politica economica e sindacale. Nel 1949, al 2° Congresso, la CGIL presentava il suo Piano del Lavoro. Rileggendo oggi le motivazioni con cui Giuseppe Di Vittorio lo presentò, colpiscono le tante somiglianze a partire dalla necessità del sindacato di non chiudersi nella difesa di chi un lavoro lo ha, di guardare ai disoccupati, ai giovani e al loro futuro. Il senso di un Paese che doveva essere ricostruito dopo la guerra, che doveva prendere a fondamento della ricostruzione l’occupazione e l’intervento pubblico – come la nazionalizzazione dell’energia- come motore del progetto del cambiamento. Quante somiglianze: la ricostruzione, il cambiamento del modello di sviluppo, i giovani. In una parola, lavoro. Oggi, come allora, abbiamo costruito la proposta con grande coinvolgimento, un impegno collettivo non solo del gruppo dirigente confederale, ma delle categorie e dei territori: dagli attivi dei delegati ai confronti con università, studiosi, associazioni, e associazioni delle imprese. Un impegno che continuerà, in assemblee, in ulteriori elaborazioni, approfondimenti, confronti. Tante somiglianze e ovviamente tante differenze. Ma un tratto, un obiettivo comune a cui la CGIL certo non rinuncia, a cui il Paese non deve rinunciare, è quello della piena e buona occupazione. A questo devono essere dedicate risorse e energie, pensiero, idee e soprattutto azioni. Tra il materiale preparatorio di questa Conferenza c’è anche un libro dedicato al dibattito di allora intorno al Piano del Lavoro della CGIL. È una lettura istruttiva, in cui queste somiglianze e queste differenze sono chiare ed evidenti.

25/01/2013, ore 11:58 - Camusso, solo tutti insieme si esce dalla crisi
“Un piano per prendersi cura del lavoro e del Paese”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, aprendo la Conferenza di programma. “Il Piano del Lavoro è la nostra proposta per uscire dalla crisi – ha aggiunto -, l'idea di un nuovo modello di sviluppo che generi benessere. L'Italia può uscire dalla crisi solo se è tutta insieme. Altrimenti a pezzi si aggrava la crisi. La prima grande necessità si chiama equità fiscale, progressività della tassazione, tassa su grandi ricchezze. Senza Europa – inoltre - non c'è neanche l'Italia. Bisogna rilanciare con forza l'idea degli Stati Uniti d'Europa”.

25/01/2013, ore 11:42 - Terminato l'intervento di Susanna Camusso


25/01/2013, ore 10:46 - Inizia l'intervento di Susanna Camusso


25/01/2013, ore 09:24 - Al via la Conferenza di programma
Al Palalottomatica di Roma sta per iniziare la conferenza di programma della Cgil. Oggi sarà presentato il Piano del lavoro elaborato dal sindacato di Corso Italia.

23/01/2013, ore 17:08 - La Conferenza di programma
Venerdì 25 e sabato 26 gennaio si tiene a Roma la Conferenza di Programma della Cgil. Appuntamento al PalaLottomatica, in Piazzale dello Sport 1 (zona Eur) a partire, sia venerdì che sabato, dalle ore 9.30. Il sindacato di corso d'Italia presentala sua proposta: “Il Piano del Lavoro - Creare lavoro per dare futuro e sviluppo al Paese”. Nel corso della due giorni, aperta dal segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, sono previsti, tra gli altri, gli interventi del segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, del presidente di Sinistra Ecologia Libertà, Nichi Vendola, del leader del Centro Democratico, Bruno Tabacci, dell'ex presidente del Consiglio dei Ministri, Giuliano Amato, e del ministro per la Coesione Territoriale, Fabrizio Barca.

23/01/2013, ore 17:00 - Il messaggio di Schulz
Durante la conferenza verrà trasmesso anche un messaggio video del presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz. Ex presidente del gruppo parlamentare dell'Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici presso il Parlamento europeo, il 17 gennaio dello scorso anno Schulz è stato eletto presidente dell'assemblea parlamentare dell'Unione europea.
CGIL Palazzo 2 24/01/2013 -
CGIL: il 25 e 26 gennaio Conferenza di Programma, si presenta 'Il Piano del Lavoro'
Importante appuntamento per la Confederazione che presenterà il 'Piano del Lavoro' alla presenza di tante personalità del mondo sindacale e politico. L'evento si svolgerà al Palalottomatica di Roma
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