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Epifani: noi falsi? Il governo dica solo se abbiamo ragione o no
 
04/03/2010 |  Repubblica |  Lavoro
"Lavoratori più deboli e ricattabili ricorreremo alla Corte costituzionale"
 
 
La contrattazione servirà per definire le procedure ma non certo a modificare quello che stabilisce questa legge
In questo nuovo schema una volta imboccata la strada dell´arbitro non si può più rivolgersi al giudice. Sacconi non dice la verità
ROMA - Un lavoratore «più debole e "ricattabile"»: sarà questo - dice Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil - l´effetto della nuova legge sul processo del lavoro voluta dal governo. E contro questa legge annuncia che la Cgil ricorrerà alla Corte costituzionale.
Perché la Cgil ritiene ancora più grave questa iniziativa legislativa rispetto a quella del 2002 sull´articolo 18 che scatenò la protesta?
«Perché è una norma di carattere generale che interviene sul complesso delle procedure per la difesa dei diritti dei lavoratori. Nella prima versione della legge era addirittura prevista l´obbligatorietà del ricorso all´arbitrato che poi è diventato facoltativo. Tuttavia il punto vero è che nel momento dell´assunzione il datore di lavoro può chiedere a un lavoratore di rinunciare alla via giudiziale per la tutela dei propri diritti. E, in quel particolare momento, il lavoratore è più debole e più "ricattabile". Per questo potrebbe accettare la proposta precludendosi per tutta la durata del rapporto di lavoro di ricorrere al giudice».
Il ministro del Lavoro Sacconi ha parlato di una polemica da parte dei "soliti noti" (tra questi sicuramente la Cgil) che confermerebbe "la malafede di chi vuole sempre accendere la tensione sociale". Lei sta cercando lo scontro sociale?
«Non capisco perché Sacconi parli di malafede. Questa non è una questione di malafede e buonafede. Sacconi dovrebbe dire se ciò che sostiene la Cgil è vero o meno».
Comunque maggioranza e governo spiegano che spetterà ai contratti fissare i paletti per l´accesso all´arbitrato. Non crede che in sede contrattuale potranno essere apportati miglioramenti?
«La contrattazione servirà per definire le procedure ma non certo a modificare quello che stabilisce la legge. Sarà una contrattazione molto vincolata e, dunque, non libera».
Ma il ricorso all´arbitrato non è per i lavoratori un´opportunità in più per difendersi?
«Lo era prima di questa legge. In questo nuovo schema una volta imboccata la strada dell´arbitro non si può più andare dal giudice. Sacconi non dice la verità».
La legge è in Parlamento da quasi due anni: perché non ve ne siete accorti prima?
«Non è vero che non ce ne siamo accorti. Abbiamo sollevato il problema molto tempo fa. Intorno alle nostre posizioni si sono ritrovati giuristi moderati come Romagnoli e Treu. La stessa Associazione nazionale dei magistrati ha condiviso le nostre preoccupazioni. È il ministro Sacconi che non vuole rendersi conto che la sua scelta renderà più deboli i lavoratori. Tanto più - e in questo ha ragione Bersani - in una fase di crisi come l´attuale. La legge non solo è sbagliata ma è anche fuori tempo».
Farete ricorso alla Consulta?
«Lo stiamo valutando. L´impressione è che ci sia più d´una norma in contrasto con la Costituzione».
Non trova che l´opposizione sia stata un po´ assente in questa vicenda?
«Aver portato a casa un dibattito parlamentare sulla crisi economica è un buon risultato. Certo su questa legge non c´è stata quella forza, anche sul piano culturale, che sarebbe stata necessaria».
La prossima settimana, il 12 marzo, ci sarà lo sciopero generale della Cgil. Non ha provato a coinvolgere anche Cisl e Uil visto che nelle ultime settimane hanno alzato i toni critici nei confronti del governo?
«Sul fisco avevamo lavorato a una proposta comune poi Cisl e Uil hanno organizzato un´iniziativa col governo e gli imprenditori. Ora sento che Angeletti, Bonanni e pure la Marcegaglia chiedono un cambio di fase. È quello che chiediamo noi che, però, siamo anche conseguenti e facciamo lo sciopero per l´occupazione, per una diversa politica sul fisco e sui migranti».

 

 
 
ROBERTO MANIA
 


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