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Intervista a Susanna Camusso. Il cambio «Non c’è retroattività come volevano Confindustria e Fiat. La manovra? Non si esce dalla recessione se non si colpiscono i grandi patrimoni e l’evasione»
 
30/06/2011 |  Unità  |  Contratti
«Fermata la deriva. Torna al centro il contratto nazionale»
 

Con Susanna Camusso, dopo giornate intense per un accordo (lei precisa: «Ipotesi di accordo ») che, come molti sottolineano, rimette la Cgil al centro della scena evitando la deriva verso il «bipolarismo sindacale». Un successo politico, è un complimento, che consola della stanchezza, mentre piovono durissimi attacchi dai compagni della Fiom. Critiche attese, perché la discussione è stata dura anche nei giorni passati.

Che cosa dice Susanna Camusso ai compagni della Fiom? «Che dopo le emozioni, è bene per tutti ricominciare a fare i sindacalisti e a leggere, come sappiamo noi sindacalisti, le carte».

E le carte riveleranno qualcosa di positivo? «Le carte diranno che si è raggiunta, appunto, una ipotesi di accordo, che ripartendo dalle regole ricompone una divisione, anche di fronte a diversità di opinione tra le organizzazioni. Che non si rompe… un risultato positivo. Ed è una ipotesi d’accordo che ribadisce il valore decisivo del contratto nazionale, mentre stavamo assistendo alla moltiplicazione di accordi separati e di contratti aziendali sostituitivi del contratto nazionale. Rimettiamo al centro il contratto nazionale, sostenendo che la contrattazione collettiva aziendale, si fa, quando si fa per le materie delegate, ad esempio in tema di organizzazioni del lavoro, d’intesa tra tutte le organizzazioni sindacali. Abbiamo bloccato una deriva nel segno della deregulation, della destrutturazione dei contratti nazionali. Questa ipotesi di accordo ristabilisce la gerarchia delle fonti e cioè che il contratto nazionale determina ciò che può succedere negli altri livelli di contrattazione. Si afferma anche che in attesa dei rinnovi dei contratti nazionali sono possibili intese,ma  solo adattative e solo se c'è il consenso non soltanto delle rappresentanze sindacali ma anche delle organizzazioni territoriali firmatarie di questo accordo. E per replicare poi alle perplessità espresse dalla Fiom in merito alla possibilità della Fiat di utilizzare questa ipotesi d’intesa, dirò, come è stato accertato, che non c’è nulla di retroattivo e che comunque le intese modificative non toccano i diritti dei lavoratori. Nessuna interferenza possibile dunque con la causa in corso, voluta dalla Fiom contro la Fiat. Abbiamo chiuso la porta alle intese separate e abbiamo bocciato le velleità legislative di qualche ministro, fissando di  nuovo unalinea di partenza, dalla quale cominciare a costruire».

 Il ministro, ovviamente, è Sacconi. Che cosa cominciare a costruire? «Stabilendo le regole abbiamo compiuto il primo passo di una strada che ci condurrà ad un nuovo modello contrattuale…»

Ma è un accordo, anzi è una ipotesi d’accordo sulla difensiva? «Di difesa e di costruzione, per farla finita con gli accordi separati, rimettendo al centro il contratto collettivo. E non dimentichiamo il contesto: gli attacchi al sindacato, il tentativo ripetuto di scardinare qualsiasi forma di unità e, dall’altra parte, la gravità della crisi economica».

Tuttavia si avvertono molti malumori… «Da parte di chi sogna sempre l’ora ics, che cancella il passato e gli infiniti tentativi di mettere il bastone tra le ruote dell’azione sindacale. Invece stavolta stavolta l’abbiamo messo noi il bastone tra le ruote di una strategia di smantellamento, che prevedeva l’isolamento della Cgil: era l’obiettivo del centro destra. Per rispondere ai malumori dirò che non si mette in discussione la democrazia, che non si mettono in discussione i diritti dei lavoratori, dirò anzi che di democrazia ce ne sarà più di prima, se si parla tanto di democrazia diretta quanto di democrazia delegata, con una certezza legata alla certificazione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali, obiettivo finalmente raggiunto che mette al riparo da estenuanti controversie».

L’articolo 1 dell’ipotesi… «Certo. Dove si parla di deleghe certificate dall’Inps, comunicate al Cnel e ponderate con i consensi ottenuti nelle elezioni periodiche delle rsu che si rinnovano ogni tre anni. Anche questo è un punto di partenza… Per rispondere alla domanda sulla democrazia, vorrei aggiungere che il limite vero della democrazia sta nella presenza o menodel sindacato: preoccupiamoci di quella infinità di piccole o piccolissime aziende dove il sindacato non arriva e dove non arriva la democrazia, in nessuna forma. A questo punto vorrei semplicemente che nessuno accusasse qualcun altro di tradimento, che si discutesse serenamente nel merito, che infine non ci si chiuda in un dibattito tutto interno alle organizzazioni, quando fuori la crisi pesa sempre di più e incombe la manovra del centrodestra. Almeno abbiamo chiuso un fronte, mentre c’è chi vorrebbe in base a un calcolo politico tenerli tutti aperti”.

 La manovra del centro destra: quanto vi preoccupa? «Moltissimo ci preoccupa. Siamo di fronte a voci, siamo di fronte a una bozza, vorremmo ovviamente saperne di più. Ma per ora nostre convocazioni da parte del governo non ci risultano. Preoccupa che la bozza di manovra sia il frutto di una serie di riunioni tra Berlusconi, Tremonti, Bossi e sia il risultato di una mediazione, che rivela tutte le difficoltà, tutti i contrasti della maggioranza e troppi interessi contrastanti in gioco».

E un calcolo elettorale… «Da quanto abbiamo capito, rischiamo di trovarci ancora,come negli ultimi anni, di fronte ad una manovra recessiva, con un effetto devastante: non riparte il paese, continuiamo a inseguire il debito, la prospettiva è di interventi ancora più pesanti, per rispettare i vincoli europei. Per ora rinviati, per ora sulle spalle di chi verrà. Intanto tagli, in particolare sull’assistenza, e poi tasse, tenendo conto che è difficile una seria strategia fiscale, se non si raggiungono i grandi patrimoni, se non si colpisce l’evasione, se non si fa in modo che emerga il sommerso, che vale un quarto dell’economia nazionale. Se non viene alla luce, e per intero, possibilmente, la ricchezza del paese.

La manovra si presenta con tutto il peso della insostenibilità sociale». Si annuncia un’altra stagione di lotte? «Vedremo. Di certo impegneremo le nostre strutture, nel prossimo mese, in assemblee e forme di mobilitazione. Ci mobiliteremo. Per ora ovviamente aspettiamo che Tremonti ci chiami, ci faccia sapere qualcosa».

Il futuro dell’ipotesi di accordo raggiunta ieri? «Ne discuteremo nel prossimo direttivo della confederazione, in luglio. Chiederemo ai lavoratori di esprimersi. Lo abbiamo annunciato anche a Cisl e Uil. Soprattutto, però, discutendo, inviterei tutti a considerare che non si danno regole per l’eternità…».

L’accordo sarà un work in progress? Si chiude una fase? «Esattamente. Perché ci si avvia per una strada e si cerca di andare avanti, tenendo conto del contesto. E questo è stato per noi particolarmente aspro».  

 


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