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15/11/2011 |  Stampa | 
“Art. 18 intoccabile” ma la Camusso apre sulle pensioni
 

ROMA


La Cgil si accinge con non eccessivo entusiasmo alla prospettiva del governo Monti. Durante i giorni finali dell’esecutivo Berlusconi il sindacato guidato da Susanna Camusso aveva più e più volte ribadito la sua preferenza per le elezioni anticipate. Alla vigilia della caduta del Cavaliere la Cgil non si era unita alle altre parti sociali che chiedevano il governo di salvezza nazionale. Solo in zona Cesarini la confederazione ha virato di bordo, accettando la prospettiva del governo tecnico vista la drammatica situazione economico-finanziaria. Entusiasmo non c’è, appunto, anche se a Corso d’Italia è stata accolta con molto favore la dichiarazione del professore sulla necessità di coniugare rigore con equità sociale. Dunque, sembra di capire, disponibilità a non mettersi di traverso a interventi sulle pensioni purché ci siano misure per la crescita e arrivi la patrimoniale. Ma se il nuovo governo mettesse mano ai licenziamenti, c’è da attendersi una reazione dura. Sicuramente non piacciono certi nomi fatti per i ministeri, come Tabellini per l’Economia e Dell’Aringa per il Welfare, considerato troppo vicino alla Cisl e troppo schierato sul caso Fiat.

E così, ieri, la leader della Cgil Susanna Camusso nel corso di un’iniziativa a Palermo, ha spiegato che oggi «al presidente Monti sottolineeremo che le ricette finora presentate non sono utili e ascolteremo cosa ci dirà. L’Italia ha bisogno di un’altra politica economica che si basi sull’equità sociale e bisogna partire dalla redistribuzione fiscale». Questo, attraverso una «patrimoniale sulle grandi ricchezze», interventi «sulle rendite finanziarie, sui grandi immobili e le seconde case». Dunque no all’Ici sulla prima casa, mentre sulle pensioni «si può discutere» a certe condizioni e non per fare cassa. Camusso chiede che tra i ministri ci siano donne, che appena possibile si vada a votare, e avverte: «Ai governi tecnici, ai governi d’emergenza, ai governi su Marte diciamo con chiarezza: noi l’articolo 18 non lo cancelleremo mai».
[R. GIO.]
 


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