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Intervista a Mariella Maggio. La segretaria regionale:«Scelte scellerate,giusto l’intervento di Monti. Sì ai tagli agli sprechi ma vanno trovate risorse per l’apparato produttivo»
 
26/07/2012 |  Unità  | 
Cgil: «La Sicilia ha bisogno di investimenti»
 

Da una vita «denunciamo il rischio default in Sicilia, con bilanci basati su entrate fittizie e su residui attivi anch'essi fittizi. Ora che qualcun altro ha lanciato l'allarme, il governo ha prestato una forte attenzione. Siamo contenti, ma ...». Mariella Maggio, segretario regionale della Cgil Sicilia, ha molto da dire sul patto di spending review che si profila fra Monti e Raffaele Lombardo, «noi difendiamo i lavoratori ma siamo contro gli sprechi, sapendo bene che l'isola è in recessione profonda». È stata Confindustria, con Ivan Lo Bello, a lanciare l'allarme. «Prima ancora c'è stato il commissario governativo (figura prevista dallo Statuto siciliano, ndr), che ha impugnato il bilancio di previsione. Mi chiedo perché negli anni passati non lo abbia fatto, eppure, le assicuro, la situazione era la stessa: mutui e spesa corrente, stessi bilanci fasulli». Siete contenti dell'attenzione del governo nazionale, ma? «In Sicilia non si deve procedere con i tagli lineari, come è avvenuto sul piano nazionale. Il disavanzo di 6 miliardi lo dobbiamo a una spesa degenerata, che ha sottratto risorse agli investimenti, diminuiti del 5%. Abbiamo bisogno di spesa qualificata, il Pil della Sicilia è troppo basso, siamo avanti solo alla Calabria ma siamo una regione di 5 milioni di persone con il 27 % al di sotto della fascia di povertà». I dipendenti della Regione sono troppi. «Il punto è che il taglio lineare del 20% salva gli sprechi, lascia gli esuberi dove stanno e rischia di privarci di professionalità necessarie dove servono. Noi paghiamo un'azione politica scellerata, sono state attivate centinaia di consulenze inutili, si è giocato sulla fame di lavoro e sulle clientele. Chiediamo a Monti sostegno per una azione di risanamento, per riorganizzare la macchina amministrativa, ci sono servizi da potenziare e da decentrare». Avete migliaia di forestali «Lombardo si fa bello, lui non manda via nessuno. La verità è che pratica il gioco della vecchia politica. Ogni anno c'è il ricatto e si rinnovano i contratti. Ma non si fanno progetti di risanamento dei boschi e delle coste e questi lavoratori sono solo un costo. Si facciano i progetti, poi, a chi è di troppo, non si rinnoverà il contratto». 600 milioni di euro europei bloccati. «Non solo, anche sui fondi strutturali il governo regionale non ha fatto ciò che avrebbe dovuto, non c'è rendicontazione sui progetti presentati». Con tutti i funzionari della Regione Sicilia non si riescono a fare i progetti? «Le competenze ci sono ma non vengono utilizzate. Il governo regionale non ha avuto le carte in regola, senza considerare che sul piano etico c'è molto che lascia a desiderare. È mancata un'azione forte nei confronti dei governi nazionali e, a pagare, è l'apparato produttivo. Le grandi imprese nazionali Anas, Trenitalia, Rfi, hanno abbandonato la Sicilia e non c'è bisogno che ricordi la situazione di Termini Imerese. I petrolchimici sono in crisi ma gli accordi di programma non vanno avanti, le delibere del Cipe su opere cantierabili sono bloccate, eppure sarebbero un volano anti-ciclico» A Monti chiede investimenti? «Sì, chiediamo investimenti e politica nuova. La rimodulazione dei fondi strutturali a cui sta lavorando il ministro Barca va bene, ma non basta in una regione dove sono 350.000 neet, giovani che non studiano e non lavorano». Cosa si aspetta dalle elezioni in Sicilia? «Discontinuità politica, rottura netta fra mafia, politica, affari. Un progetto forte che abbia come effetto occupazione stabile. La Sicilia deve sottrarsi al ribellismo dei forconi e al ricatto clientelare sul lavoro». Il 1° marzo avete manifestato insieme a Confindustria. «Abbiamo espresso il disagio comune di imprenditori e lavoratori. Molte cose ci accomunano, su alcune abbiamo opinioni diverse».

Jolanda Bufalini
 


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